Gnosis Architettura

concorsi e gare
2003

La scelta dell’amministrazione di dotare la città di Padova di un Museo di storia della medicina e della salute è coraggiosa per due motivi.

In prima istanza il “museo” quale luogo fisico in cui collocare collezioni e reperti è, in quest’epoca fondata sulla comunicazione e sull’informatica, in controtendenza in relazione alla possibilità di rappresentare oggetti e memorie del passato attraverso supporti “virtuali” accessibili da una rete di non luoghi.

In seconda istanza, un museo tecnico, di nicchia, entra in competizione con altri spazi che offrono al visitatore reperti che possono vantare (a ragione o soprattutto per una massiccia campagna di marketing) un appeal maggiore per il fruitore. Perché allora allestire questi spazi, perché non rinunciare e unirsi ai tanti che dichiarano che il museo è morto?

E’ necessario ripensare a quello che un museo rappresenta e soprattutto riconsiderare la funzione che un museo “tecnico” ha in relazione alla trasmissione del sapere. Il museo deve assurgere per questo a luogo fisico nel quale le memorie collettive si concretizzano, deve divenire spazio nel quale la diffusione del sapere si fonda attraverso il recupero della tradizione e della memoria. In questo senso l’amministrazione ha sì fatto una scelta coraggiosa, ma consapevole, consentendo ad un luogo, l’Ospedale di S. Francesco il Grande, di sopravvivere all’oblìo e al contempo ad una serie di collezioni di reperti di rinascere a nuova vita, mattoni della trasmissione della conoscenza altrimenti dimenticati in polverosi depositi.

Lo scopo del Museo di storia della medicina e della salute non è quindi solo quello di ospitare ed esporre “la documentazione storica degli eventi, dei protagonisti e dei siti relativa alla teoria e alla pratica della scienza medica fuori e dentro l’Ateneo patavino”, ma anche quella di offrire un complesso di spazi adatti a trasmettere la cultura della scienza medica e fornire spazi ed attrezzature per la ricerca ed il confronto scientifico. La struttura del nuovo museo è concepita come un moderno centro di produzione, trasmissione, e assimilazione culturale e di ricerca, un vero e proprio “strumento di studio e approfondimento di conoscenza per studiosi e ricercatori, ma anche come momento di ricostruzione storico-culturale per una didattica nel settore finalizzata al piacere intellettuale e al tempo libero di quanti vorranno o potranno avvicinarsi”.

L’esposizione permanente è il mezzo più diretto per la trasmissione del messaggio culturale del nuovo museo; la mostra è allestita in modo da soddisfare le esigenze culturali di vari tipi di visitatori. L’evoluzione della museologia contemporanea, infatti, ha portato ad una trasformazione del concetto base di museo, aumentandone e diversificandone le funzioni e aspirando ad un rapporto interattivo tra il visitatore e gli oggetti esposti. Si consente al visitatore, in quest’ottica, di selezionare, per molteplici gradi di interazione, il percorso-itinerario secondo gli interessi ed il tempo a disposizione.

La scelta del percorso-tema soddisfa le diverse tipologie di pubblico: “lo studioso e il ricercatore (che intendano non solo visitare il museo, ma anche accedere ai depositi e utilizzare servizi quali la biblioteca, l’archivio, la fototeca e le postazioni telematiche), il turista, singolo o in gruppo, il visitatore locale (attratto dalle attività culturali permanenti e dalle iniziative stagionali), i gruppi scolastici e universitari”.

Nessun itinerario è considerato come mono-direzionale e predeterminato: i percorsi di mostra offrono un sistema complesso di temi, ognuno indipendente ma allo stesso tempo correlato agli altri. Ogni oggetto esposto è collegato visivamente, storicamente e virtualmente con altri oggetti. L’obiettivo dell’allestimento è quello di impedire che la complessità generi confusione, ma piuttosto consenta al visitatore di avanzare nella direzione desiderata.

La presenza di sentieri luminosi, costituiti da una sequenza di led a soffitto che si accendo e si spengono “disegnando” la direzione del percorso, conducono il visitatore nell’itinerario da lui scelto, che, in alcuni casi, può affiancarsi ad altri percorsi tematici, ovvero alle parti in comune. In tal modo è possibile leggere la linea di interesse nel contesto degli altri percorsi-temi con cui si connette, ma soprattutto avere la possibilità, lungo il percorso, di agganciarsi ad un altro approfondimento seguendo un’altra linea direttiva. Come delle sinapsi, i punti di intersezione storica o tematica tra i percorsi verranno sottolineati con i colori ai lati degli espositori (rispettivamente dei due flussi che si intersecano), nonché nelle didascalie di supporto agli oggetti esposti o nel testo quando si tratta di elementi di grafica che “raccontano” la storia della medicina.

La comunicazione multimediale dà, poi, la possibilità di creare collegamenti con altri musei dello stesso ambito, sia a livello nazionale che internazionale, aumentandone il numero potenziale di visitatori. E’ prevista la possibilità di “ripetizione” di esperimenti, l’esposizione degli strumenti più recenti della pratica medica, la creazione di ipertesti, basi di dati e di immagini che colleghino e integrino il museo padovano con i principali musei della medicina europei. Le postazioni multimediali del Museo di storia della medicina e della salute padovano, infatti consentono non solo l’accesso agli archivi interni, ma anche a biblioteche o collezioni nazionali e internazionali tramite l’impiego della tecnologia informatica. Strumenti come internet garantiscono la consultazione di pubblicazioni e archivi elettronici, di partecipare ad attività didattiche, incontri culturali, video conferenze on-line, di effettuare visite virtuali.

La rete del Museo sarà anche connessa con un percorso privilegiato (tecnicamente una “back door”) alla rete telematica dell’Ateneo e quindi a quella dell’Azienda Ospedaliera prevedendo altresì un collegamento diretto anche con le aziende sanitarie del Veneto e con il Comune e la Provincia di Padova.”

Per rendere più flessibile la fruizione dell’intero museo si è scelto di inserire all’interno dello spazio a doppia altezza del salone principale una scala in metallo e cristallo (parzialmente sospesa alle capriate superiori per non gravare sui solai esistenti) che, mettendo in relazione diretta e immediata i due livelli, consente di aumentare il grado di fruibilità e di percorrenza dell’intero spazio espositivo che diventa in tal modo più “fluido” unendo le due quote in un continuum spaziale.

I cinque percorsi tematici individuati si svolgono quindi liberamente fra i due piani consentendo il massimo della flessibilità al visitatore che potrà scegliere di seguire un personale percorso trasversale che soddisfi i propri interessi. Visivamente e concettualmente individuabili, percorsi e sinapsi (luogo di scambio fra percorsi che “accendono” interazioni tra percorsi formativi e didattici diversi) possono essere seguiti liberamente dal visitatore che potrà spaziare da un argomento a un altro senza mai perdere di vista la continuità espositiva stabilita dal curatore.


- Percorsi-temi
Sono stati individuati cinque temi per l’ordinamento dei materiali da esporre, temi che rappresentano la “struttura” portante dell’allestimento del museo:

1. L’assistenza
1.1. L’assistenza ospedaliera a Padova: l’Ospedale di San Francesco e l’Ospedale Giustinianeo
1.2. La sorveglianza sulla sanità pubblica a Padova e nel Veneto
1.3. L’assistenza ospedaliera nel Veneto
1.4. La Farmacia
1.5. Il termalismo euganeo
1.6. la Sanità Veterinaria
1.7. Alcune patologie rilevanti: Le pestilenze. La lotta al vaiolo

Storia dell’assistenza ospedaliera, in particolare a Padova e nel Veneto. Ricostruzione di “mappe” indicanti l’ubicazione dei centri di assistenza ospedaliera e di accoglienza dei poveri, dei lazzaretti, delle fonti termali, etc… L’esposizione di antiche strumentazioni, farmacopee, ricettari, droghe e prodotti farmaceutici consentirà di allestire una sezione di storia della farmacia.

Oggetti esposti:

- modelli
- documenti d’archivio
- antichi progetti
- dipinti
- documentazione fotografica
- strumenti


2. La Didattica
2.1. L’Università e l’insegnamento della medicina.
2.2. L’insegnamento dimostrativo dei semplici. L’Orto Botanico
2.3. L’introduzione del metodo quantitativo in medicina.
2.4. Insegnamento e scuole per la formazione del personale non medico e relativi profili professionali
2.5. Il medico e il paziente

Segue un criterio cronologico ed espone documenti ed elaborazioni di immagini che illustrano la storia dell’insegnamento medico dalle scuole medioevali a oggi, valorizzando il ruolo dell’Ospedale di S. Francesco il Grande in quanto prima sede dell’insegnamento clinico nel mondo.

Oggetti esposti:

- elaborazioni grafiche
- documenti d’archivio


3. La Ricerca
3.1. L’anatomia
3.2. La chirurgia
3.3. Morgagni e la patologia d’organo
3.4. Le specialità medico – chirurgiche
3.5. La scoperta della circolazione del sangue
3.6. L’evoluzione della tecnologia
3.7. Nuove frontiere della medicina

L’evoluzione delle scoperte relative al corpo umano, alla strumentazione, alla diagnostica e alla cura delle patologie dal Cinquecento ad oggi.

Oggetti esposti:

- documenti d’archivio
- dipinti
- riproduzioni di scheletri e modelli anatomici
- tavole anatomiche
- strumentazione antica e moderna
- cere

4. La storia della medicina
4.1. La medicina in Oriente dal 3600 al 1200 a. C.
4.2. Gli antichi Greci e la medicina dei Romani dal V sec. a. C. al III sec. d. C.
4.3. La medicina nel mondo arabo e in Europa dal IV al X sec. d. C.
4.4. Le scuole di medicina nel Medioevo
4.5. La medicina nel XVI sec.
4.6. Il XVII sec. e la scoperta del microscopio
4.7. La medicina del XVIII sec.
4.8. Il XIX sec. e le grandi scoperte
4.9. Il XX sec. e le nuove frontiere della medicina

Segue un criterio cronologico e conduce il pubblico a ripercorrere l’evoluzione, nel corso dei secoli,del pensiero medico dagli antichi egizi alle più recenti ricerche sulla genetica.
Espone inoltre “la documentazione storica degli eventi, dei protagonisti e dei siti relativa alla teoria e alla pratica della scienza medica fuori e dentro l’Ateneo patavino” attraverso materiali e reperti esistenti, ma anche con riproduzioni e l’ausilio del virtuale. Una sala multimediale permette il collegamento con i principali musei della medicina europei (Parigi, Londra, Ingolstadt) e con l’Association Européenne des Musées d’Histoire des Sciences Médicales.

Oggetti esposti:

- ritratti e busti di medici (riproduzioni immagini dei busti in Prato della Valle)
- cere
- strumenti scientifici e didattici
- vasi farmacia
- stampe
- apparecchiature e arredi
- orto medicinale

5. La storia dell’edificio
5.1. Il Quattrocento ed il “secolo d’oro” dello studio padovano
5.2. Il Settecento ed il trasferimento delle funzioni ospedaliere
5.3. Le altre funzioni (caserma, abitazioni, fabbrica)
5.4. L’ospedale oggi


Presenta la storia dell’ Ospedale di S. Francesco il Grande e dell’annesso omonimo convento, evidenziandone il ruolo nella storia dello sviluppo urbanistico e sociale della città di Padova, attraverso una ricostruzione dell’evoluzione delle sue strutture e delle funzioni che ha ospitato. Il percorso si conclude con una sezione multimediale di collegamento ad altri edifici storici che ospitano strutture ospedaliere.

Oggetti esposti:

- affresco conservato nella sede della Confraternita di S. Maria della Carità
- elaborazioni grafiche delle documentazioni d’archivio
- Allestimento

Il progetto di allestimento segue i principi generali precedentemente descritti e anche nella scelta dei supporti per i reperti, delle teche, dei pannelli espositivi, delle vetrine, degli elementi per l’interconnessione multimediale (macchine sceniche e didattiche), si orienta verso lo sviluppo di un sistema capace di guidare il fruitore nell’esplorazione degli spazi espositivi senza costringerlo a seguire schemi precostituiti. Grande importanza in questo senso hanno gli elementi detti “sinapsi” ovvero i punti di interconnesione fra i diversi percorsi espositivi capaci di attivare salti, collegamenti logici, storici e fisici particolari rimandando a esperienze diverse o collegando il visitatore ad altre realtà museali.

Allo stato non è stata definita dalle amministrazioni o dai responsabili scientifici una rigorosa catalogazione dei repertida esporre, risulta quindi impossibile razionalizzare e organizzare le collezioni ipotizzandone la distribuzione spaziale dei reperti. Il progetto deve e vuole essere per questo flessibile e adeguabile al futuro progetto scientifico, consentendo allo stesso tempo di articolare le collezioni secondo i principi di interconnessione e di “sinapsi” su indicati. I supporti progettati si sono sviluppati attorno all’idea guida del “libro” aperto a novanta gradi dal quale il reperto, o i reperti si stagliano. Come i libri animati per bambini dai quali, una volta aperti, per un sapiente lavoro di pieghe e origami, prendono forma nello spazio figure fantastiche, così i reperti si stagliano dal fondo della teca. Si è scelto per questo di realizzare il supporto con una pelle di lamiera cruda di laminatoio cerata a caldo nella quale la calamina ha mantenuto, grazie alla ceratura, l’aspetto bluastro-antracite tipico del metallo protetto dall’ossidazione. La lamiera di venti decimi di millimetro viene sagomata in modo da realizzare le coste di un “libro” spesso cinque centimetri, i lati di questo libro si illuminano debolmente in diversi colori per sottolineare l’appartenenza del reperto/oggetto esposto a un determinato percorso o una particolare sinapsi mediante l’utilizzo di led colorati a controllo elettronico.

Ove necessario il reperto è protetto da una teca in cristallo stratificato del tipo extra-chiaro sostenuto da un sistema di sottili tubi in ottone brunito canna di fucile che, oltre a supportare la teca e gli eventuali ripiani, portano al loro interno anche il sistema di illuminazione a fibre ottiche. Le teche sono progettate in tutte le principali misure tipiche della museografia ma il principio guida che sottende al progetto delle stesse consente di adeguarle alle esigenze più disparate. La base di questi libri-teca di metallo è in legno, come una sorta di leggìo. In particolare si è scelto un tranciato “ebano” le cui venature scure ben si adattano alla struttura in lamiera cruda di laminatoio che sostengono. Tali basi, apribili, contengono tutto l’apparato tecnologico di supporto all’illuminazione con fibre ottiche degli espositori.
Come accennato, il museo è pensato per essere fruito nella massima libertà di percorso ma al contempo si vuole evitare che il fruitore perda i riferimenti cronologici e topologici necessari a comprendere la complessità della disciplina trattata.

Accanto al sistema-guida dei percorsi ottici che orientano il visitatore si è collocato nella prima sala del museo, unico ambiente dal quale tutti i fruitori sono “costretti” a transitare, un grande pannello didattico che descrive il museo, lo svolgimento dei cinque percorsi guida, il principio delle “sinapsi” e che, grazie a un sistema elettronico, consente di determinare la collocazione di un particolare elemento o tema/argomento all’interno del museo, individuando un proprio, personale percorso.

Nella stessa sala diverse postazioni multimediali – così come quelle posizionate lungo i percorsi - collegano il museo di Padova ad altre istituzioni museali e alle principali banche dati (biblioteche e archivi specializzati).
Appena il visitatore si affaccia alla sala principale verrà attratto dalla grande macchina scenico-didattica che si staglia nello spazio a doppia altezza. L’homo ad circulum ad quadratum di Leonado rappresenta l’oggetto-principe dello studio della medicina: il corpo umano. Si è preferito scegliere di rappresentare il corpo umano utilizzando l’immagine leonardiana in quanto archetipo della rappresentazione “astratta” del corpo.

Questa immagine serigrafata su due lastre trasparenti incrociate a 90° (“ad circulum ad quadratum”), oltre a raffigurare l’oggetto di studio della disciplina medica, avrà anche una funzione didattica: da un pannello posto a lato della stessa sarà possibile “accendere” le principali parti e funzioni del corpo umano. Si evidenzieranno così la struttura ossea, il sistema circolatorio e linfatico, i principali organi, il sistema nervoso e tutti gli aspetti che il curatore scientifico dell’allestimento riterrà opportuno evidenziare. Da questa “macchina” si svilupperanno gli itinerari che permetteranno infiniti modi di esplorare lo spazio espositivo e i reperti.

Lo spazio espositivo è concepito come una serie di ambienti poco illuminati, dove il contenitore-museo viene annullato nella percezione del visitatore, per mettere in evidenza gli oggetti esposti e il flusso dei percorsi fatto di led colorati. Infatti, secondo la filosofia adottata per l’allestimento museale, l’illuminazione delle sale sarà completamente artificiale e volutamente tenuta a livello basso. Solo le teche e tutti i supporti espositivi avranno un’adeguata e autonoma illuminazione, in tal modo, oltre a evidenziare il sistema di segnalazione dei percorsi (con moduli led realizzati su circuito stampato flessibile) e delle “sinapsi”, sarà possibile non distrarre il visitatore dagli oggetti e dai momenti di interscambio esposti. Si è privilegiata l’illuminazione attraverso l’utilizzo delle fibre ottiche per la delicatezza dei reperti esposti (spesso modelli di cera o comunque fotosensibili) che, come accennato, avranno gli illuminatori posti nella base delle teche e dei supporti, mentre un sistema di fibre e specchi porteranno la luce dove serve. In alcuni casi si utilizzeranno illuminatori a led elettronici con prismi per la diffusione che garantiranno anch’essi il rispetto dei reperti esposti.

Al piano terra, saranno posizionati, concordemente con il progetto di restauro dell’intero immobile, la biglietteria, l’info point e il bookshop dotati di un sistema di arredi coordinati con quelli presenti nella sala espositiva. Una serie di espositori sono stati disegnati su misura: per l’esposizione dei gadgets alcuni elementi angolari con ganci e supporti vari, per quella dei libri scaffalature con base chiusa che ne consentano lo stoccaggio, per gli oggetti preziosi tavoli-vetrina, per i libri da sfogliare dei tavoli-leggìo, nonché appositi espositori spostabili per poster e cartoline. In ragione delle mutate esigenze di gestione e di autofinanziamento proprie dei musei di nuova generazione (cfr. legge Ronchei) si è optato per dare maggiore spazio al bookshop che, nell’ipotesi presentata, è posizionato nello spazio destinato alle informazioni. Sempre al piano terra, nel cortile, la gestione del museo potrebbe attrezzare lo spazio del cortile come un orto di piante officinali in modo da completare la collezione dei reperti esposti con un catalogo dei rimedi tradizionali.

- Sistema di espositori
Il progetto, vista la incerta consistenza e tipologia del patrimonio scientifico da esporre, propone un sistema flessibile costituito da un insieme di elementi espositivi (teche, pannelli, espositori, postazioni multimediali etc.) che il cui profilo sarà caratterizzato da un colore diverso secondo il percorso cui si riferisce. Laddove si creano delle intersezioni tra temi-percorsi diversi, il supporto relativo presenterà i colori dei rispettivi percorsi e verrà scelto un tipo di espositore (teca, pannello, etc…) secondo i rimandi, i collegamenti, che potranno essere legati a un oggetto esposto oppure a un testo.

L’abaco degli espositori, studiato per contenere le diverse tipologie di oggetti (libri, strumenti, plastici, vasi, testo, etc…) e di conseguenza estremamente versatile, verrà riproposto per l’allestimento delle esposizioni temporanee adottando di volta in volta i moduli più adeguati secondo il tema della mostra. Ad ogni tema-percorso all’interno dello spazio per le esposizioni permanenti, è stato associato un colore che verrà ripreso negli espositori e nei led luminosi che segnano il “flusso della conoscenza”:

1 – L’assistenza: verde
2 – La didattica: giallo
3 – La ricerca: blu
4 – La storia della medicina: rosso
5 – La storia dell’edificio: bianco

- Aspetti distributivi
Il piano terra e l’ammezzato sono destinati a funzioni di supporto e di servizio al museo: un primo ambiente destinato a biglietteria e info-point rappresenta il vero e proprio ingresso al museo, mentre a seguire si trova il bookshop, libreria del museo dove il pubblico può trovare testi specialistici e allo stesso tempo souvenirs e gadgets legati all’immagine dell’Ospedale di S. Francesco il Grande. Una caffetteria situata in parte al piano terra e in parte sul piano ammezzato, sarà accessibile sia dalla strada che direttamente dall’interno del museo. Sempre al piano terra, sul lato opposto alla zona dei servizi aggiuntivi, si trovano lo spazio destinato alle esposizioni temporanee (da allestire di volta in volta secondo le esigenze dei curatori e secondo gli oggetti da esporre) e un ambiente adiacente per e conferenze e i convegni. Il piano ammezzato è dedicato prevalentemente agli uffici e alle attività di supporto.
Il blocco scala, l’ascensore, nonché la rampa esterna collocata sulla traccia del loggiato dell’antico chiostro, conducono al primo piano, dove una prima sala (museo virtuale) introduce al tema della storia della medicina e permette di orientarsi nella scelta del percorso-tema: un grande pannello interattivo con la riproduzione delle piante del museo ai vari livelli consente di evidenziare con un “flusso” di colore i cinque percorsi legati alle rispettive tematiche. Tale flusso luminoso colorato è riproposto all’interno del percorso espositivo in senso stretto che parte dalla sala centrale del primo piano: la scelta dell’itinerario da seguire conduce a visitare i diversi ambienti ed una scala in vetro e acciaio permette di accedere al secondo livello, dove il percorso ad anello si conclude. Un’altra sezione di museo virtuale offre una serie di postazioni multimediali che permettono il collegamento a realtà analoghe già esistenti creando una vera e propria rete di musei, archivi e università di settore. Allo stesso piano, accanto agli spazi espositivi, si trova la biblioteca dove, oltre alla consultazione di un archivio specialistico il pubblico potrà ammirare il “ricchissimo patrimonio librario e di documentazione scientifica e didattica, a tutt’oggi disseminato tra molte strutture universitarie, pubbliche e private” esposto.

Conclusioni
Si è voluto quindi realizzare un progetto capace di adeguarsi alle non ancora definite esigenze espositive, siamo quindi partiti dalla consapevolezza che:

- non sono ancora note le collezioni e i pezzi da esporre
- non si è completato il restauro del manufatto che ospiterà il museo (e in fase di restauro di un edificio di tale complessità potrebbero realizzarsi delle profonde modificazioni del progetto dovute a “sorprese” avvenute durante i lavori).
- non è definito un responsabile scientifico né un progetto scientifico di dettaglio
- non è definito un budget per l’allestimento del museo.

L’unico modo per risolvere “l’equazione” progetto di allestimento con infinite incognite ed un’unica soluzione progettuale era quella di lavorare su di una idea guida , un’intuizione, capace di proporsi quale paradigma per l’allestimento degli spazi e per l’organizzazione stessa delle sale. Abbiamo quindi ipotizzato un sistema flessibile, libero, nel quale le “sinapsi” della mente del fruitore riescono a dialogare con le “sinapsi” proposte ai percorsi espositivi.
Non più un museo organizzato per cronologia e per tematismi ma uno spazio nel quale il fruitore possa esplorare lo spazio alla ricerca della personale esperienza percettiva. Un luogo nel quale la storia della medicina e della ricerca si incrociano con la personalissima esperienza del proprio corpo. Uno spazio espositivo capace di emozionare e interessare il pubblico oltre il valore scientifico delle opere esposte (valore che come dicevamo al momento non è noto) e nel quale la meraviglia per la storia e per l’evoluzione delle conoscenze mediche dialoghi con le infinite possibilità che l’evoluzione della ricerca offre alla disciplina medica.
Un “non museo” nel quale i pezzi esposti travalicano il pur straordinario valore intrinseco del singolo reperto per assurgere a volano, spunto per un personalissimo percorso di ricerca e riflessione sul corpo umano e sui tentativi più o meno maldestri che nei secoli abbiamo praticato per prolungarne l’esistenza.

Esito: Superata la I Fase
Anno: 2003
Località: Padova
Descrizione: Concorso per l’allestimento del Museo di storia della Medicina e della salute
Ente Banditore: Comune di Padova
 
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