Complesso parrocchiale Santa Maria delle Grazie

La frazione di Casarea del Comune di Casalnuovo è caratterizzata da un impianto urbano disordinato e casuale, quasi spontaneo, privo di luoghi di aggregazione fortemente caratterizzati.
Unico centro di riferimento per gli abitanti è uno slargo, una sorta di piazza, posta in adiacenza della ottocentesca cappella-chiesa di Santa Maria della Grazie.
L’intento progettuale è stato quello di porre in stretta relazione lo spazio che la collettività riconosce come piazza con il nuovo complesso parrocchiale.
Dal punto di vista urbano l’idea è quella di realizzare un sistema di piazze che dialogano con la preesistenza e fungono da cerniera del borgo con il territorio circostante.
Gli assi che generano il nuovo progetto sono dettati da una scelta voluta sia nella lettura a scala urbana che in quella a carattere architettonico e sono determinati come potenziale asse di collegamento sul territorio, reale e ideale, con l’attuale cappella, che diverrà cappella feriale.
Il nuovo complesso, che dovrà sorgere su un’area marginale ma dalle molteplici valenze sia per il contatto diretto con la campagne circostanti residue e con architetture rurali superstiti sia per il contesto ambientale paesaggistico dominato dal Vesuvio, non è stato concepito e progettato come un polo emergente isolato.
Questo, pur avendo alcuni elementi caratterizzanti architettonici ed iconici - l’impianto planimetrico, le piazze, la rampa porticata e la torre campanaria, unico elemento volutamente emergente che dovrà rappresentare un faro urbano per l’informe territorio – è stato ideato come un polo di aggregazione urbana.

La preesistenza di chiesa e sagrato assieme al nuovo complesso - caratterizzato da una serie di spazi aperti ben delineati ed articolati nei lati estremi della chiesa, sul lato del sagrato e su quello opposto nella parte absidale - è visto come un unicum, non come un elemento di separazione bensì di coesione sociale e di unione dalla evidente riconoscibilità urbana.

Un’unione che viene rafforzata anche dal “sistema di piazze” e dal porticato, elemento di filtro verso il costruito ma anche di collegamento con le preesistenze ed enfatizzata dall’asse di congiunzione con l’attuale nucleo di socializzazione del paese, costituito dalla Cappella e dallo spazio antistante, attuale fulcro nodale di Casarea.

 

Il progetto del nuovo edificio sacro è caratterizzato da un unicum che si articola in diverse parti legate tra loro, un potenziale circolo ermeneutico dove all’autonomia dei singoli spazi, legati alle funzioni richieste, si contrappone l’unitarietà dell’intero impianto architettonico.
Il complesso si articola su alcuni elementi e principi connotativi: l’impianto della chiesa che richiama modelli classici basilicali tradizionali, consolidati nell’immagine della collettività, reinterpretati in chiave contemporanea; la ripresa morfologica delle masserie che hanno caratterizzato quel territorio fino a prima della grande speculazione edilizia; le grandi corti introverse, una sorta di recinto, che connotano un invaso architettonico scoperto; il sistema paesaggistico identificato dal progetto del verde, (che salva gli alberi attuali) dai percorsi e dal preesistente spazio per lo sport che diventa parte integrante dell’impianto architettonico.
Altro elemento generatore ed individuante l’architettura dello spazio sacro è ottenuto dall’uso sapiente della luce naturale, che enfatizza caratteri di spiritualità e simbolici e, al tempo stesso, pone in risalto i valori plastici dell’opera e la sua funzionalità.

La grande asola regolare sulla copertura piana della chiesa, ne segna l’asse longitudinale e assieme ai “tagli” sulle pareti laterali e sulla parte emergente dell’abside permea l’illuminazione della grande navata centrale, dell’officiante e dell’apparato artistico iconografico.
Gli spazi, aperti ma ben definiti, caratterizzano il sagrato e, sul lato opposto, uno spazio aperto multifunzione progettato per ospitare funzioni religiose all’aperto nei mesi più caldi e attività teatrali all’aperto. Elemento unificante è il basamento, protetto da fioriere e parte integrante del progetto, che pone in risalto l’intero complesso.

Una serie di forme geometriche semplici ma molto articolate che, pur evidenziando la natura contemporanea e minimale dell’intero complesso, dialogano con le preesistenze ambientali e paesaggistiche del sito.
Anche l’effetto cromatico incide sulla riconoscibilità dell’intero complesso architettonico.
Profilo estetico, formale L’aspetto estetico formale è caratterizzato dalla semplicità e dal minimalismo senza sacrificare i caratteri iconici ed identificativi della Chiesa.

Sono stati individuati elementi-base dell’architettura attuale secondo un linguaggio che non tralasci i valori della tradizione locale caratterizzati dalla semplicità spontanea e dalla mediterraneità che, al tempo stesso, non rinunci ad una unitarietà compositiva basata su regole progettuali precise, incentrate sulla aggregazione di volumi distinti ma collegati tra loro. Quella tradizione che percorre ancora oggi molte architetture contemporanee che riescono a fondersi con le preesistenze e con il costruito urbano, evidenziando un linguaggio moderno che non vuole rappresentare un segno incombente e predominante sul territorio. Una semplicità non lasciata solo al disegno dell’architettura, alle sue valenze estetico-formali, ma anche all’utilizzo dei materiali, legati alla tradizione con caratteristiche di durabilità, di basso impatto ambientale e di ridotta manutenzione.
La progettazione degli spazi all’aperto, parte integrante del sistema architettonico, grazie a quegli elementi della tradizione - porticati, sbalzi, colonnati, corti interne - offre dei ripari climatici ambientali dalla gradevole permanenza.

La scelta di riproporre in chiave contemporanea l’impianto basilicale consente di legare lo pratica della liturgia con una tradizione consolidata e riconoscibile così come prescritto anche dai documenti posti a base del programma progettuale. L'orientamento liturgico dell'edificio sacro Nord Sud è in diretta corrispondenza e quindi in continuità con la preesistente chiesa che ha esattamente lo stesso asse di orientamento disposto in maniera inversa.
Questo ci permette di sfruttare al massimo la luce solare e, con un mirato accorgimento, il raggio solare si posa il giorno 2 luglio sull'altare, festa liturgica della Madonna delle Grazie. Il valore simbolico della luce con l'immediato riferimento alla Grazia, 'il lume della Grazia' è evidenziato nella simbologia iconografica dell'intera chiesa, non solo intronizzando la preesistente statua della Madonna delle Grazie presso la nicchia laterale, quanto anche con motivi iconografici, sulla simbolica della grazia, sulle pareti laterali della nuova chiesa.
Il materiale, come l’ architettura, ben si coniuga con l'ambiente circostante, la nuova chiesa è realmente la casa di Dio, tra le case degli uomini e anche l'arredo sacro corrisponde alle norme liturgiche, come la collocazione della sede della presidenza, la riserva eucaristica, l'altare di pietra solido, anche l'ambone fisso, anch'esso di pietra, per la proclamazione della Parola di Dio, degno per la dignità della celebrazione liturgica.

Sin dalla prima stesura del progetto un proficuo e continuo rapporto con gli artisti indicati ha consentito di integrare progetto architettonico e impianto artistico-iconografico. Testimonianza del lavoro congiunto è, ad esempio, la realizzazione della Croce di Cristo che, incisa dal movimento del sole sulla parete, diviene vetrofania che supporta l’immagine del Cristo. Questa scultura è realizzata riproducendo, con tecniche di scansione e stampa tridimensionale, quella del Cristo presente nella storica chiesa di Santa Maria delle Grazie. Questa tecnica consente di collegare virtualmente la nuova chiesa con la preesistente e al contempo inserisce un elemento di grande contemporaneità.

Con lo stesso principio di integrazione si è lavorato per completare le grandi pareti delle navate laterali con un sistema iconografico che riproduce a grande scala le stazioni della Via Crucis. Questo lavoro sarà realizzato con formelle in terracotta incastonate in un “telaio” in profili di bronzo. La terracotta lasciata priva di smalto è un materiale “povero” che ben dialoga con il tavolato in legno della pavimentazione e con le semplici panche realizzare sempre in massello di legno. Anche la porta sacra di accesso e le due porte laterali sono previste con grandi doghe di legno finite a cera sulle quali vengono montati alcuni elementi in bronzo che narrano della passione di Cristo. Con la stessa tecnica viene sostituito anche il portone della chiesa di Santa Maria della Grazie che in questo modo è messa in ulteriore relazione con la costruenda chiesa. Anche gli arredi Sacri sono pensati utilizzando materiali semplici. La Mensa di Cristo è immaginata come una grande lastra di pietra poggiata su di un assito di legno grezzo. Questo sostegno in legno affida alle caratteristiche del materiale la sua espressività, e al trattamento della sua superficie, tutte le sue valenze.
In modo analogo sono realizzati l’ambone e le sedute per i prelati.

Il complesso è stato pensato come un unicum nel quale due elementi principali, la chiesa e il sistema delle sale parrocchiali, poste ortogonalmente, possano essere facilmente individuate dai fedeli.
Il sagrato disimpegna tutti i “flussi” dei visitatori: a nord l’accesso diretto alla chiesa, ad ovest l’accesso agli uffici parrocchiali e alla sagrestia (dalla quale si accede se necessario direttamente alla chiesa), ad est le sale parrocchiali e della catechesi che si sviluppano attorno ad un piccolo patio.
Al primo livello, sopra le sale per la catechesi, l’appartamento per il parroco e in posizione retrostante la zona per lo sport. Il complesso parrocchiale viene quindi percepito come un sistema unitario nel quale muoversi come in una grade “casa” nella quale il fedele deve sentirsi immediatamente accolto, coinvolto e guidato dalla facile riconoscibilità delle diverse funzioni, da quelle liturgiche a quelle culturali o a quelle legate allo sport e allo svago.

Un edificio delle dimensioni del complesso parrocchiale progettato è una macchina tecnologica complessa che DEVE funzionare in modo semplice ed economico.
Per ottenere questo risultato è necessario che il gruppo di progettazione abbia una lunga tradizione di collaborazione ed integrazione tra le diverse discipline e che sviluppi il lavoro, sin dalle prime fasi, in modo sinergico riferendosi ad alcuni principi cardini: sotenibilità, risparmio energetico, bassa entropia del processo tecnologico, controllo della manutenzione, utilizzo di materiali ecosostenibili. Tutti questi sono alla base del progetto presentato e, negli elaborati di concorso proposti, si è tentato di sintetizzare le scelte effettuate.
E’ infatti impossibile sintetizzare in nove righe una filosofia progettuale che, se tradita, può si produrre un manufatto dalle fattezze interessanti ma che, nella sua vita, non potrà che tradire le aspettative della comunità che lo ha commissionato.

Il poco spazio a disposizione per esporre i principi che hanno orientato il progetto non rende giustizia al grande lavoro che un nutrito numero di professionisti ha profuso in questi mesi. 


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