Parco Urbano

Ambiente, paesaggio e memoria delle stratificazioni sono i capisaldi del ragionamento progettuale sviluppato. Dai piedi del monte Coroglio hanno inizio i Campi Flegrei: il futuro Parco Urbano, in realtà esteso anche al di là dei 124 ettari a concorso, viene colto nei suoi legami con le aree contigue fra cui il Parco dello Sport, con il Parco archeologico di Posillipo e nei suoi rapporti visivi e funzionali con il Parco Virgiliano e nel quadro delle inevitabili future trasformazioni che ne coinvolgeranno l’intorno. Data l’eccezionale morfologia dei luoghi, sia dal Parco Virgiliano sulla sommità del Monte Coroglio, sia dal Parco della Rimembranza, sia ancora da via Manzoni che si sviluppa lungo il crinale della collina di Posillipo, sia dai diversi “belvedere” disposti in vari punti del costone, il futuro Parco Urbano verrà letto nella sua interezza e nei suoi rapporti con lo straordinario contesto in cui è immerso. La visione dall’alto, quella che consente di cogliere il cratere di Nisida come quello di Santa Teresa e così ancora il gioco prospettico che si sussegue verso i Campi Flegrei verso nord, è quindi importante, almeno quanto le immagini che si potranno cogliere percorrendo il Parco all’interno, nei suoi primi piani verso le aree urbane che si articolano ai margini ad est e nord, e nelle aperture prospettiche sul mare e il sistema delle isole del golfo. La proposta di progetto introduce quindi geometrie di ampio respiro, geometricamente riconoscibili dall’alto e nelle percorrenze interne del Parco, coerenti con lo spirito di quel paesaggio e con quelle in via di realizzazione nel contiguo Parco dello Sport che verrà quindi a far parte anche morfologicamente dell’insieme, evitando di costituirsi come disegno autonomo nel contesto. Nel progetto proposto si intreccia in filigrana la memoria di due disegni primari: quello dei grandi ambiti circolari, ricordo del ribollio generatore della morfologia dei Campi Flegrei; e quello delle tracce delle fabbriche che hanno segnato l’area nel secolo scorso. Il progetto considera che la prevista attuazione per fasi è subordinata all’Accordo di programma 26.08.1996 che di fatto stabilisce che per 66 anni, cioè almeno fino agli anni ’70 del secolo appena iniziato, permanga nella sua interezza la Città della Scienza. Solo dopo tale data, qualora non risultino modificate le attuali previsioni urbanistiche, potrà avviarsi la delocalizzazione di questa struttura e la demolizione del capannone in mattoni e legno, del 1850, che esiste oggi fra via Coroglio e la costa ed avviare l’ultima fase di attuazione del Parco Urbano. Il così ampio differimento nel tempo del completamento del progetto a concorso e la rilevanza - in termini strategici, dimensionali e di significato - del complesso della Città della Scienza (che a meno di elementi secondari ultimerà entro il 2008 il programma edilizio approvato) hanno spinto a proporre soluzioni che di qui al 2070 assicurino l’efficienza di questa attrezzatura di rilievo internazionale che occupa una posizione centrale all’interno dell’area di concorso. Il progetto proposto è conforme al PRG in vigore e nella sua sostanza anche al PUA al quale comunque può essere puntualmente adeguato con le procedure semplificatrici introdotte dalla LR 16/2004. Le interpretazioni normative che adotta sono analoghe a quelle applicate nelle tre progettazioni nell’area o nell’immediato intorno attualmente in appalto e tengono conto delle indicazioni e prescrizioni poste in sede di approvazione dai vari enti preposti (ad esempio ripristino del canale Bianchettaro, ecc.) 

 


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