Museo Autostradale

Nell'ambito dei lavori per la costruzione della terza corsia dell'autostrada Salerno-Reggio Calabria, è nata l'esigenza di modificare il vecchio percorso per adeguarlo alle nuove necessità di percorribilità e sicurezza.
Alcuni tratti del vecchio tracciato sono stati dismessi, dando origine a diverse esigenze funzionali; un museo archeologico autostradale, punto informativo privilegiato per le strutture museali regionali con funzioni di ristoro e ricettività, nonché la rinaturalizzazione del tratto autostradale dismesso.

Vincolo alla nostra proposta progettuale può considerarsi il limite posto dall'attuale Codice della strada che impone le realizzazione di nuove costruzioni ad una distanza minima di 60 metri dalla carreggiata autostradale. Tale circostanza, unitamente alla volontà di integrare il nuovo organismo polifunzionale del museo con l’ameno paesaggio circostante, ci ha indotto a concepire il nuovo complesso come una vera e propria modellazione del terreno, in una conformazione quasi «mimetica», costituita da plastiche ondulazioni di verde, contenitori delle diverse funzioni.
L'area destinata al museo è raggiungibile dalla carreggiata Nord, mediante un sottopassaggio costituito da uno scatolare in cemento armato, e da quella Sud attraverso un opportuno svincolo. In pianta il lotto di intervento presenta una forma triangolare delimitata dal nuovo tracciato della strada e da quello precedente ormai fuori uso. Nell’ambito di tale area una parte della superficie è adibita a parcheggio e la rimanente, di forma trapezoidale, è destinata al museo ed alle funzioni ricettive richieste. Un’ulteriore area di parcheggio è collocata in prossimità della nuova area di servizio al di là della carreggiata autostradale in direzione nord.

La morfologia dell’intervento trae ispirazione da riflessioni effettuate in merito alla propagazione delle onde sonore: il tema del “rumore”, intimamente legato all’idea di strada ad alto scorrimento, è l’idea ed il filo conduttore del progetto.
L’impianto planimetrico si configura infatti come una serie di settori circolari ottenuti facendo centro nel vertice del triangolo, così come comunemente si identifica il segno della propagazione delle onde sonore. Tali settori circolari si conformano volumetricamente come ondulazioni del terreno, progressivamente più ampie, in cui si allocano gli invasi spaziali del museo e degli altri ambienti. L'effetto, precedentemente definito «mimetico», è messo in risalto dalle onde di copertura degli edifici che sono rivestite di verde e si elevano gradualmente con un andamento sinusoidale, avente quota zero al livello più prossimo alla carreggiata autostradale in uso ed elevandosi man mano che raggiungono la mezzeria della figura geometrica, cosicché l'elemento ondulatorio si verifica sia nel verso delle strade sia in quello normale ad esse. Si tratta di un sistema per così dire “a dune” con il quale si risponde alle esigenze funzionali richieste, ma, al tempo stesso, si cerca di inserire armoniosamente il nuovo organismo architettonico nel paesaggio, ove il costruito non deve, e non vuole, apparire se non dopo un’attenta e accurata osservazione.
Lo stilema dell'onda si ritrova nella pensilina che collega, fiancheggiandoli, il parcheggio alle strutture ricettive ed al museo, disposti lungo il tratto di strada dismesso.

In sostanza la nuova strada risulta il segno più forte dell’insieme paesistico in quanto la sistemazione del museo viene quasi occultata, come se la categoria della velocità abbia prevalso sulle altre, mentre il tronco di strada dismesso, per associazione opposta a quella nuova, potrebbe interpretarsi quale categoria della «memoria».
Come esprimere, sul piano della conformazione operativa, queste due valenze semantiche della «velocità» e della «memoria», rispondendo in pari tempo alla citata richiesta del bando circa la riqualificazione dell'ambiente naturale interessato, ivi compresa appunto la rinaturalizzazione del tratto autostradale dismesso?
Le risposte richiedono alcune riflessioni di premessa. La componente «velocità» è implicita in un nastro stradale di scorrimento, ma nel nostro progetto il suo significato risulta accentuato. È comune esperienza che un nastro autostradale costituisca un segno dell'antropizzazione dell'ambiente preesistente, che rappresenti lavoro di artificio, tant'è che nel “gergo” dei costruttori di strade si chiamano «opere d'arte» tutte quelle operazioni atte a far coesistere l'artefatto con la condizione di natura. Per chi percorre velocemente una strada, dal punto di vista percettivo si pone un continuo alternarsi di una visione dinamica con una statica; un continuo essere «dentro e fuori» un luogo, sensazioni peraltro con differente tempo di fruizione visiva.

Nel nostro caso, il virtuale schermo che si eleva ai due lati della carreggiata risulta come un vetro tanto più limpido e trasparente quanto più lo spazio dell'ambiente esterno è sgombro al massimo. Possiamo effettivamente dire che è appunto il senso della velocità a prevalere su tutti quanti gli altri.
Il senso della «memoria», invece, è determinato dalla conservazione di un tratto di tracciato della vecchia autostrada, pur se non più utilizzato. Questa condizione è esprimibile nell'architettura del paesaggio? Rispondiamo in due modi.
Poiché molte strade extra-urbane, anche nell’area in questione, sono fiancheggiate da filari di alberi, noi riproponiamo questa caratteristica nel progetto - benché nel vecchio tratto non fosse presente - proprio perché con la presenza di nuovi alberi ricordiamo una morfologia propria delle strade extra-urbane; si tratta in sostanza di una forma senza funzione ma atta a significare appunto la componente della «memoria». Intendiamo riprendere le piantumazioni originarie per far sì che il vecchio selciato si deformi con il tempo, sia alterato dalle radici e dalla forza della natura, affinché la natura si fonda con l’artificio – la vecchia autostrada - ormai svuotato della sua primaria funzione. Il progetto prevede, inoltre, l’inserimento di interventi di art + gardens disseminati lungo i millesettecento metri del vecchio tracciato stradale: una serie di elementi funzionali, estetici, decorativi ed artistici realizzati con il “verde” che dovranno indirizzare ed accompagnare il visitatore sull’intero percorso, in un’alternanza di spazi di sosta, di elementi che passano dallo strabiliante al meraviglioso, dalla curiosità al riposo, tanto da trasformare un tratto autostradale in una passeggiata naturalistica con affaccio sul corso d’acqua, ricca di memoria, storia arte e natura.

La ri-naturalizzazione della strada coniuga la natura (ovvero la vera e propria naturalizzazione della strada) e l'arte. Le due cose spesso si con-fondono: il lavorare, il modellare materiali dell’arte contemporanea potrebbe coniugarsi con l’uso di elementi della natura che, continuamente mutante, vive di fasi, periodi che la modificano. Si ipotizza di invitare artisti contemporanei a cimentarsi in un opera che viva anche della quarta dimensione: il tempo, utilizzando i materiali naturali. Imponendo lo studio dell'opera al variare del corso delle stagioni, per esempio, potrebbe generarsi un opera viva che cambia al cambiare della pianta che la compone.

La passeggiata è rimarcata dall'utilizzo di un altro elemento architettonico: la colonna, da sempre simbolo di un ricordo, perché essa si trova in quasi tutte le opere, di ogni tempo e paese, segnatamente in quelle dell'età classica - e ricordiamo per inciso che la Calabria era terra della Magna Grecia – anche perché gli stilemi classici sono piuttosto degli archetipi, dei contrassegni concettuali, dei simulacri di idee, tutti elementi ricavati dal deposito della memoria, sia pur con tutte le deformazioni dovute al ricordo: l'astrazione, la nostalgia, lo spiazzamento, talvolta l'ironia; insomma non si tratta mai di reperti, ma di forme inventate sotto la suggestione di dati originari. Che la presenza dell'elemento colonna in un progetto della più accesa modernità possa apparire un controsenso o, quanto meno, una concessione al postmodernismo, trova smentita nel favore che un architetto, tra i più innovativi e rivoluzionari del secolo scorso, Adolf Loos espresse in opere e testi critici.

Come è stato osservato a proposito della colonna per il concorso del Chicago Tribune: «il contenuto concettuale che è alluso nella colonna come oggetto-simbolo è lo schiacciamento su un piano contemporaneo dell'intera storia dell'architettura. In quanto tentativo consapevole di rovesciare la storia del passato al futuro, la Colonna è un'opera rigorosamente moderna. Loos sa bene che la sua proposta è anticipata, precorritrice, e quindi la sua realizzazione improbabile a tempi brevi, ed a questa consapevolezza si deve il tono ambiguamente profetico delle parole di chiusura della sua relazione: «La Grande Colonna Greca sarà costruita/Se non a Chicago altrove/Se non per il “Chicago Tribune” per qualcun altro/Se non da me da qualche altro architetto».

La dimensione della memoria - ed abbiamo visto di quante arbitrarietà essa si compone - è rafforzata da due presenze: quella simbolico- naturalistica degli alberi e quella simbolico-architettonica delle colonne; natura e artificio si coniugano nuovamente affinché gli spazi all'interno dell'area siano realizzati in modo da garantire un giusto equilibrio con l'ambiente circostante.


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