Museo Archeologico

Elea Velia è uno dei siti archeologici più interessanti d’Italia. Il suo impianto archeologico-urbanistico, venuto alla luce solo negli anni Sessanta, è conosciuto agli studiosi, ma ancora poco noto nei circuiti internazionali del turismo culturale. La fortuna di un sito è costruita sulla qualità delle testimonianze pervenuteci, ma anche sulla capacità che esso ha di raccontarsi utilizzando tutti i mezzi possibili. E’ quindi più che opportuno dotare quanto di straordinario già emerso e visibile di uno “strumento di servizio integrato”, capace di accogliere e guidare il visitatore verso la conoscenza del sito archeologico e dell’interessante contesto urbano e ambientale stratificato nei secoli.

Genesi dell’idea
Il progetto – elaborato in base alle caratteristiche del luogo su cui deve sorgere - è imperniato su due forti matrici culturali, distinte e accomunate al tempo stesso: l’una legata alla “cultura del recupero”, l’altra alla “cultura dello sviluppo”:

- Nella prima sono analizzate e poste in risalto le valenze storiche dalle origini, le prevalenti attività che hanno caratterizzato lo sviluppo del sito, i suoi fondamentali aspetti naturali e paesaggistici, le tradizioni, i principali elementi naturali influenti sulla nascita e lo sviluppo, i materiali adottati nel tempo che hanno determinato la forma ed il colore del “paesaggio” nei vari secoli.

- Nella seconda, senza perder di vista i risultati dell’analisi precedente costituenti la base del lavoro, si è badato alla elaborazione – nell’accezione più moderna del termine – del concetto di museo e del progetto architettonico articolato su strutture “leggere”, flessibili, non invasive, soprattutto non preponderanti sulle valenze archeologiche.

Il lotto proposto per la l’ambientamento della struttura museale è posto immediatamente a nord est della linea ferroviaria che attraversa l’Italia da nord a sud, in una zona pianeggiante fra la linea di costa antica e l’inizio delle colline retrostanti con i resti della città antica a nord-ovest e il corso d’acqua Fiumarella ad sud-est. Se a sud-ovest, tra la linea ferroviaria e il mare, una diffusa urbanizzazione ha fortemente segnato il territorio, in tutta l’area a nord-est sono ancora leggibili le straordinarie qualità paesaggistiche che dovevano avere attratto i fondatori della città.

La zona è quella in cui ci sono state le maggiori trasformazioni geologiche, dato che in età ellenistica e anche in quella romana era ancora sotto il livello del mare. Essa viene letta e interpretata come un grande “mare verde” nel quale adagiare, lungo un pontile ligneo, le cinque vele che costituiscono il polo artistico-culturale. Il progetto ha tratto una delle ispirazioni dalle citate “pentacontere” e dalle “vele quadre” multifunzioni e ha definito una struttura articolata di più edifici coperti da vele poste sul suolo quali elementi lievi e discreti, ma al tempo stesso fortemente riconoscibili. Nel grande prato, volutamente libero da alberi, potrebbero essere alloggiati reperti che non hanno necessità di protezione, o una loro copia.

L’immagine perseguita deve dare l’idea di un mare da cui emergono elementi del passato. E’ necessario sottolineare che tale “mare” ha delle leggere ondulazioni che permettono di portare il piano terreno di tutti gli edifici ad una quota sopraelevata di mt. 0,80 dal livello minimo di inondazione (circa mt. 4,40 l.m. per il lotto)
L’intento progettuale è pertanto quello di ricostruire le “vele” come immagine legata alla storia ed alla tradizione del sito, non come mere tensostrutture moderne in tela e PVC. Infatti la ricostruzione con struttura in legno lamellare a “membrana” è adagiata sul terreno in soli quattro punti ed è ricoperta da una pelle a sandwich che consentirà di coprire gli spazi, consentendo un isolamento termico e luminoso.

In sostanza si tenta di riprodurre quella citata funzione multiuso delle vele greche che hanno consentito ai colonizzatori di giungere in questo fertile e felice luogo. Le stesse vele - che un tempo riparavano ora dal sole cocente, ora dal caldo, ora dai violenti temporali - devono oggi essere al tempo stesso elementi di collegamento di tutte le attività del polo museale, strumenti di protezione e salvaguardia dei reperti archeologici e fonte di attrazione per i visitatori. Il collegamento viene fatto mediante il tracciato di una passeggiata archeologica, di una passerella lignea ecocompatibile, elemento galleggiante nel “mare verde” ad evocazione degli antichi approdi scomparsi. La passerella, con due bracci ortogonali, sarà anche collegata agli accessi ed alle aree di parcheggio.

La citata pelle a sandwich delle cinque vele sarà costruita con una doppia pelle in vetroresina epossidica, di spessore contenuto e con trama a maglia larga del tessuto ortogonale. Tra le due pelli, una struttura a nido di ape, sempre in resina, ad alveoli ortogonali alla pelle, consentirà di realizzare la camera isolante (satura di gas inerte) che permette alla luce di penetrare all’interno perdendo gran parte dell’energia termica. La scelta della resina epossidica piuttosto che quella poliestere assicura maggiore resa termica e migliore controllo degli aspetti cromatici complessivi, garantendo l’effetto tessuto tanto desiderato.

Il polo museale
Oltre che come spazio fluido dal quale emergono gli elementi del passato e come elemento di raccordo di tutti gli edifici che compongo il complesso, il “mare verde” è base del polo su cui giacciono le cinque “strutture a tenda”.
Nella prima verranno collocati un museo, un book shop, un bar/punto di ristoro ed un’ attività multimediale. Quest’ultima è racchiusa in un volume ellittico centrale realizzato in pietra con una trama muraria del tipo a scacchiera che richiama la struttura in muratura a blocchi squadrati di calcare delle vasche di raccolta tipiche della città storica; la seconda – la più articolata e complessa per la forma atipica che genera un’emozionante vela con taglio centrale – sarà destinata a museo all’aperto. Sotto questa vela verrà anche ospitato il plastico della città che ipotizziamo realizzato in marmo lavorato con macchina a controllo numerico. Questo oggetto, oltre che mostrare al visitatore l’immagine della città antica, consentirebbe ai portatori di handicap di “entrare” nella città come permetterà ai non vedenti di “toccare” gli scavi. Una sala conferenze flessibile atta ad ospitare almeno trecento spettatori sarà collocata nella terza vela; gli uffici e tutti i servizi del settore tecnologico, da un lato, deposito e settore conservazione, dall’altro, troveranno collocazione rispettivamente nella vela quattro e cinque.

Schema strutturale delle vele
La logica dell’intervento strutturale si caratterizza fortemente nella separazione delle coperture di grande luce dagli altri organismi strutturali in esse contenute. Ciò consente, infatti, un’articolazione di scelte tecnologiche che mirano ad un’ottimizzazione dell’efficienza strutturale nel rispetto degli elementi funzionali connessi alle destinazioni d’uso dei diversi spazi.
Le grandi strutture di copertura sono caratterizzate dalla leggerezza dei propri elementi costituenti, conseguita attraverso la portanza per forma degli stessi. Infatti un sistema a graticcio di archi in legno lamellare interpreta la sagoma di volta a doppia curvatura della copertura, con quattro appoggi concentrati negli spigoli.

Tutta la struttura in legno lamellare è resa ingnifuga con classe di resistenza al fuoco REI 60 mentre per la copertura portata si utilizzeranno resine epossidiche del tipo Classe 1. I nodi metallici della struttura in legno lamellare saranno zincati a caldo e protetti con vernici del tipo tumescente che garantiranno anch’essi una resistenza al fuoco del tipo REI 60

Infine, per quanto concerne le fondazioni, la stratigrafia dei terreni interessati - con terreni incoerenti di discrete caratteristiche meccaniche a modeste profondità, unitamente alla suddetta caratteristica di articolazione dei diversi organismi strutturali, con la conseguente notevole diffusione dei carichi sul terreno - ha consentito l’adozione di fondazioni di tipo diretto. In particolare, il progetto delle fondazioni è chiaramente informato dall’esigenza di annullare spostamenti relativi in orizzontale dei quattro appoggi della volta in legno lamellare, che ovviamente influirebbero sulla statica degli archi sovrastanti, mediante travi di collegamento disposte lungo le diagonali dell’impianto, in modo tale da intercettare anche le fondazioni dei manufatti interni. Per evitare cedimenti differenziali in verticale delle fondazioni, sono state rese isostatiche le strutture principali, costituite dagli archi di timpano realizzati con sistemi a tre cerniere e che pertanto risultano completamente indifferenti a tali fenomeni.

Conclusioni
L’idea di una struttura museale innovativa, figlia dell’esigenza di armonizzare la volontà di realizzare un nuovo edificio leggero, ecocompatibile ma capace di costituire segno preciso della volontà della committenza di dotare il sistema del parco archeologico di una moderna struttura di servizio ha condotto “naturalmente” il percorso progettuale verso una soluzione sviluppata su più edifici. Piuttosto che realizzare un grande complesso fortemente impattante sul territorio si è preferito elaborare un progetto che, partendo dall’idea che la fondazione del museo stesso debba evocare la fondazione della città antica, giunga alla definizione di una soluzione caratterizzata da pochi “segni”, immediatamente percepibili e riconoscibili. Si è giunti così alle “vele” che hanno costituito sin dalla fondazione della città riparo e simbolo della vocazione dei focei. Sul territorio a nord-est della linea ferroviaria questi edifici si adagiano e si armonizzano con il contesto urbano ponendosi al contempo come architetture contemporanee ma capaci di farsi riconoscere come patrimonio dell’immaginario collettivo.
La città dei navigatori torna a fondare i suoi edifici nel mare verde, memoria delle acque nel quale navigavano le antiche navi. Le cinque vele, adagiate sulle leggere ondulazioni del prato, evocano il riparo che dovevano rappresentare per gli antichi fondatori e al contempo espressione culturale dei nostri giorni. Questi manufatti sono figli del nostro secolo e della nostra tecnologia migliore, quella più attenta al territorio e all’ecocompatibilità delle soluzioni elaborate. Sono per questo realizzati, per la struttura portante, in legno lamellare, mentre la copertura è una pelle in resina epossidica che isola ed al contempo meraviglia il visitatore per la possibilità di trasmettere parte della luce naturale.


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