Idea luminosa Milano XXI sec.

Certo ci vuole coraggio per rappresentare con un ‘segno luminoso’ il valore cosmopolita di Milano nonché il suo indiscusso ruolo di città cardine dello sviluppo del terzo millennio. Credevamo che questa non fosse più l’epoca nella quale la collettività affidava agli architetti il difficile compito di rappresentare il proprio tempo e le proprie ambizioni. Altri media hanno assunto questo ruolo. Capitale e globalizzazione preferiscono rappresentarsi in realtà meno fisiche, lasciando agli architetti il ruolo di edificatori degli spazi della loro vacuità. Ma allora è la coscienza cosmopolita e collettiva di Milano a pretendere una risposta ‘pietrificata’ al nulla sociale della società dei consumi e dell’effimero. Ecco perché, titubanti, abbiamo voluto raccogliere la sfida. Prima di tutto per lavorare come nessuno orami richiede: progettare, costruire un manufatto che rappresenti una collettività; un oggetto da porre quale ‘ponte’ fra la storia e le ambizioni del popolo che lo ha fortemente voluto. La storia è quella dei grandi segni al contempo effimeri e carichi di significati. Guglie fantastiche, torri e campanili svettanti, scenografie barocche, macchine da festa che al contempo rappresentavano potere e collettività. Con coraggio è necessario cercare di confrontarsi con questo retaggio, guardare alle ‘loro’ soluzioni per porsi in continuità con le guglie svettanti del Duomo, le macchine fantastiche del Leonardo milanese, le grandi lampade della vicina stazione di Stacchini. Il tutto per reinventare una macchina di vetro e luce capace di esprimere fisicità e dinamismo. Un oggetto che di giorno affida alla luce del sole riflessa dai suoi petali aperti la sua luminosità, mentre di notte si erge nel buio come un edificio di quattro piani in cristallo ed acciaio illuminato da invisibili fari. Tra questo la meraviglia del movimento, la rappresentazione fantastica delle possibilità della nostra tecnologia capace di sollevare in pochi minuti le pareti di un edificio in acciaio e vetro che riposavano, sino a quel momento, a pelo d’acqua. Abbiamo per questo deciso di lavorare attorno all’ampio lucernario a cielo aperto del sottopassaggio della metropolitana. In luogo dell’attuale balaustra in pietra abbiamo progettato un collare rivestito di rame ossidato al quale si incernierano otto petali in acciaio e vetro. Ogniuno di questo elementi è pensato come una grande ala alla quale sono fissate grandi piume di cristallo. Queste ali sono irrigidite con un puntone in acciaio strallato e collegato, sempre mediate cavi in acciaio, al motore per il sollevamento posto al di sotto dell’ala omologa. Il tutto nel rispetto dei carichi previsti nel bando, realizzando una struttura che complessivamente non pesa più di 4000 kg. per ala e che quindi può essere agevolmente portata dal solaio di calpestio della piazza. Una grande vasca colma d’acqua delimita l’area del progetto aggiungendo al manufatto la magia della riflessione e della rifrazione. Di giorno le otto ali riposano sfiorando il pelo dell’acqua. La luce del sole si riflette nelle lame di cristallo delle ali che, avendo giaciture tutte diverse, inventano con l’acqua sottostante e con gli edifici che circondano la piazza, infiniti giochi di luce e riflessi. All’imbrunire un sensore automatico, lentamente, solleva le grandi ali per realizzare un fantastico edificio tutto di luce che pare curvarsi. Le quinte di questa magica fabbrica sono infatti lievemente arcuate per centrifugare la luce che nasce dalle proprie viscere. Diversa è la condizione di luce fra giorno e notte, diverso è il ‘segno luminoso’ al quale abbiamo pensato.


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