Concorso di idee Fuori dal Tunnel

Come spesso accade le grandi opere infrastrutturali di collegamento seguono leggi e modalità legate principalmente alla funzionalità, alla fattibilità economica e alla rapidità di esecuzione. Quest’ultima caratteristica è sostanzialmente motivata dalla eccezionalità di tali interventi concatenati ad eventi altrettanto eccezionali (vedi Olimpiadi etc), le cui opere hanno ritmi di esecuzione serratissimi. In questo quadro l’attenzione all’impatto che tali opere possono avere sul paesaggio passa in secondo piano e viene affrontato spessissimo in seconda battuta. Pur essendo opere sottoposte a VIA si assiste alla realizzazione di viadotti, svincoli, gallerie che in nessun conto tengono il rapporto con il contesto. Prova evidente è che tali opere realizzate in Italia negli ultimi decenni si trovino esse in Trentino o in Sicilia sono pressoché identiche. Rispondenti alle succitate caratteristiche tecniche e prestazionali fanno sfoggio di cementizia indifferenza nei confronti di abeti, olivi, laghi o spiagge con cui convivono. Certo sarebbe auspicabile una varietà di soluzioni che dalla tecnologia all’estetica potesse dialogare con il locus , e anche se ciò risulta attualmente incompatibile con tempi e costi di realizzazione sarebbe questa la strada che una nazione con una “discreta” cultura architettonica dovrebbe seguire. Sono esempi di tale sensibilità le opere realizzate in Olanda, Norvegia, Svezia, Francia etc. dove il pragmatismo ingegneristico è sempre accompagnato da un approccio estetico e culturale, che partendo dall’ assunto secondo il quale “Paesaggio” è tutto ciò in cui viviamo, dai viadotti alle fabbriche, dalle discariche ai laghi, conferisce pari dignità estetica e medesima valenza etica alla progettazione di un parco o a quella di una galleria e viceversa


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