Città dei Bambini

La soluzione proposta organizza, nel centro urbano di Frattamaggiore, gli spazi per la Città dei Bambini ma al tempo stesso disegna, per tutti, un luogo pubblico e collettivo con il quale “identificarsi”: libera quasi completamente l’area disponibile, conserva un edificio sulla strada, reinterpretandolo con nuove tecnologie più adeguate alle attività inserite, lo integra con gli spazi strettamente necessari alle attività previste, utilizza l’intero primo interrato per il parcheggio per 300 p.a., consente la percorribilità delle coperture, in parte aperte al pubblico, in parte recintate per accogliere gli spazi della corporeità della Città dei Bambini.

Il bando richiede riferimenti riconoscibili che ridefiniscano, secondo modalità contemporanee, la storia, l’identità, la memoria, di una città legata per secoli a coltivazione e lavorazione della canapa, in particolare per funi per le navi; occorre riproporre spazi, attività, materiali, documentazione, suggestioni in grado di interpretare il senso di appartenenza ad un luogo simbolico come l’ex canapificio, all’interno del quale però non esiste memoria, macchinari, tracce dell’antica lavorazione: l’edificio si presenta come un contenitore senza storia, senza caratteri significativi; la proposta ne conserva una parte, uno scheletro, ben riconoscibili dall’esterno, al di sotto del quale una struttura autonoma consente la connessione fra quote diverse, determinando una passeggiata / museo con al di sotto spazi di altezza contenuta necessari per alcune attività.
Il Museo della Canapa, parte della Città dei Bambini, ma aperto al pubblico senza interferenze con gli spazi necessariamente più “protetti”, aggiunge agli spazi espositivi “vetrine” commerciali dove è possibile trovare quanto oggi ancora si produce, artigianalmente, a partire da questa materia: tovaglie, teli, borse, cappelli: prodotti per un commercio equo e solidale che oggi comincia appena a trovare luogo anche in Italia; si prolunga poi all’aperto, sulle coperture del complesso, con uno spazio dedicato alla coltivazione della canapa, che riprende nella sua geometria gli elementi di linearità tipici della lavorazione antica delle funi da nave; una parte dello stagno disegnato nella piazza potrà essere utilizzato per dimostrazioni occasionali di una parte significativa della lavorazione: essicazione, con la formazione dei tipici “coni” o “capannelle” di antica memoria. e poi macero.
Il recupero dell’ex canapificio, per un’iniziativa di riqualificazione urbana di ambizione internazionale, realizza un polo culturale, “ludico-didattico-educativo”; un luogo dove gioco, memoria, conoscenza possano coinvolgere i giovani della Città, della Regione, ma anche di un ambito più ampio. un luogo dove adulti e bambini vivano insieme la “creatività contemporanea”.

Attività differenziate faranno vivere la “Città dei Bambini”: asilo nido, cinema ed home theatre, aree per la comunicazione, gestite con la sponsorship di produttori di telefoni e/o sistemi multimediali che garantiscano l’aggiornamento continuo del materiale disponibile, aree per lo sport ed in particolare per le arti marziali di difesa, attività in genere utili anche per risolvere i disagi adolescenziali, oggi diffusi in tutti gli strati sociali. La sala cinema sarà impegnata da programmi con analoghi obiettivi, curati dalla Città dei Bambini.

La nuova Piazza è un’OASI all’interno di una corte, chiusa da un muro sufficientemente alto per garantirne l’isolamento dai rumori e dall’inquinamento del traffico cittadino, è ben serrata tra fronti vecchi e geometrie nuove; è uno spazio urbano con lunghe scale in pietra dove sedersi per chiacchierare o guardare uno spettacolo; ove si intrecciano le trame della città; le materie i colori della memoria; mattoni e pietre, alberi e acqua. Una spezzata, un segno “imprevedibile” come la stessa Oasi la attraversa, la vivifica, la percuote; separa e incolla al tempo stesso, legno da pietra, nuovo da vecchio, acqua dalla terra, luci lineari da luci stellari, parallele da ortogonali, la montagna dal mare, la città dalla costa... L’illuminazione notturna di uno spazio destinato a vivere 24 ore su 24 è realizzata prevalentemente a pavimento e lo disegna, con tecnologia LED, a basso consumo e con lampade a lunghissima vita, alimentate da energia fotovoltaica prodotta da celle di ultima generazione che occupano le coperture inclinate rivolte a sud/ovest, occasione di sperimentazione per i bambini.
La stessa luce si riporta fuori e consente a chi cammina all’esterno, lungo il muro in mattoni traforato, di intuire il mondo diverso che si articola all’interno: è una suggestione ed un invito a partecipare. L’oasi è spazio pubblico accessibile da un filtro acustico con doppio vetro, che consente di vedere l’interno, è articolato intono ad uno spazio d’acqua che in parte è “stagno” per i bambini, in parte è “fontana” per gli adulti, in parte acqua nebulizzata per gli impianti; lo spazio ristoro esterno vi gravita intorno. Gli esercizi commerciali, accessibili prevalentemente dalla piazza interna, ma anche direttamente dall’esterno: sono elemento di transizione fra città e piazza.

Sul lato minore dello spazio trapezoidale disponibile, il muro si piega per lasciare un collegamento fra via Vittorio Veneto e via Giametta: un suggerimento per la connessione diretta, oggi impedita dalla presenza di un edificio privato, fra la nuova piazza e quella esistente più ad est (di fatto l’incrocio fra via Vittorio Veneto e via Roma) oggi caotico punto di ritrovo dei giovani della città intorno ai bar esistenti. In corrispondenza della attuale fermata dell’autobus in direzione est, il muro si sagoma per accogliere un punto attesa al coperto, ben illuminato di notte, segno della necessità di connessioni urbane e regionali con mezzi di trasporto pubblico.

L’impostazione metodologica e organizzativa del Museo della Canapa – all’interno della “città dei bambini” di Frattamaggiore – rispecchia le più avanzate ricerche nel campo della museologia e museografia e si fonda sul concetto di “ecomuseo”. Esso è concepito infatti per tutelare le tracce della società rurale in un momento in cui l'urbanizzazione, le nuove acquisizioni tecnologiche e i conseguenti cambiamenti sociali, rappresentano un rischio reale di completo oblio di un patrimonio culturale secolare. In tal senso, gli “oggetti del museo” non sono solo gli oggetti propriamente utilizzati nella lavorazione della canapa, ma anche il saper fare, le testimonianze della tradizione orale, i profumi, le canzoni, i paesaggi collegati a tale lavorazione.
Anche l'architettura dell’originario impianto industriale quindi rientra a pieno titolo all’interno della “collezione” dell’ecomuseo, rievocando con la sua caratteristica struttura la memoria di un passato non così lontano. Il museo sarà organizzato in diverse sezioni ognuna integrata all’altra e ciascuna relativa ad una fase della lavorazione: la produzione (ubicata all’esterno della struttura con i lunghi filari); l’area adibita alla raccolta, alla macerazione (all’interno dello stagno) e alla conservazione, con la riproposizione delle cosiddette “manne”; la mancinuratura (con l’esposizione dei caratteristici attrezzi per separare la parte legnosa da quella fibrosa); e infine la trasformazione della fibra mediante la filatura, l’orditura, e la tessitura.

Il visitatore sarà guidato da pannelli didascalici e illustrativi, grazie ai quali, in determinate sezioni, avrà anche la possibilità di utilizzare direttamente alcuni attrezzi. L’intero percorso sarà strutturato infine affinché possano essere organizzati in determinate occasioni cicli di laboratori tematici, sia per gli studenti delle scuole che per piccoli gruppi interessati al recupero dell’abilità manuale caratteristica di questa importante tradizione frattese. La qualità architettonica del progetto punta tutta sul disegno della piazza interna all’area dell’ex canapificio: un’oasi di tranquillità e di silenzio rispetto al rumore, al caos, all’inquinamento dello spazio urbano circostante: un muro alto ed ondulato in mattoni chiude (pur lasciando una significativa trasparenza) l’area verso via Vitorio Veneto, si incastra nell’edificio industriale recuperato, lasciando un varco al centro, accentuato dal disegno della pavimentazione esterna e della luce: un filtro con doppia porta in vetro isola lo spazio interno dal rumore e dai fumi della città circostante ed immette in uno spazio “altro”, accogliente, vivo, attrezzato: luogo di riferimento, di incontro, di socializzazione nella città.

Linee di luce “guidano” verso l’interno della piazza. Un secondo muro chiude lo spazio verso via Giametta, si incastra nell’edificio nuovo alle spalle del capannone recuperato, suggerisce il disegno della pavimentazione della piazza: sagome che ampliano la strada, accolgono alberi all’esterno, definiscono ambiti - in particolare quello occupato da un chiosco / bar con servizio all’aperto verso una lunga panca in corian colorato. La Città dei Bambini è uno degli episodi nella piazza, anche se il più significativo: la presenza di attività commerciali e di una sala cinematografica per 120 posti sono elementi altrettanto interessanti per la vita - diurna e notturna -del nuovo spazio urbano, il parcheggio per 300 p.a. che occupa l’intero piano interrato, è altro elemento di significativa attrazione. Ingresso ed uscita dal parcheggio sono concentrate sul lato ovest dell’area, dove avviene anche l’ingresso dei bambini più piccoli alla Città dei Bambini; le rampe di ingresso/uscita, entrambe utilizzabili a doppio senso in caso di emergenza, sono totalmente separate dai percorsi di accesso all’ingresso dei “piccoli”; le scale principali di uscita / ingresso sono previste su via Vittorio Veneto, davanti al filtro di ingresso alla piazza, insieme ad un ascensore destinato ad eliminare le barriere architettoniche, scale di uscita sono comunque distribuite in più punti, alle distanze di norma flessibilità ed adattabilità funzionale La logica strutturale ed impiantistica (che riduce al minimo i punti fissi della struttura) ed il sistema delle percorrenze assicurano grande validità nel tempo alla soluzione proposta rendendo agili sia eventuali modifiche fra le quadrature degli organismi commerciali, sia l'utilizzazione per altre funzioni dei piani superiori.

Per lo sviluppo del progetto sarà organizzata una attività partecipativa con gli utenti finali (bambini di Frattamaggiore) per condividere le scelte base del progetto. Il complesso è suddiviso in giunti in rapporto ai singoli edifici e la divisione proposta è alla base della realizzazione per stralci, illustrata al paragrafo 8 di questa relazione. logiche impiantistiche Il progetto degli impianti è basato sui concetti di sostenibilità e risparmio energetico ed orientato al soddisfacimento dei requisiti di benessere e sicurezza con tecnologie innovative sotto il profilo dell’efficienza, flessibilità, affidabilità, economicità e logica di gestione.
In particolare il sistema bioclimatico prevede: ventilazione naturale/ibrida degli ambienti; un sistema bimodale controllato naturale e/o meccanico attraverso il quale minimizzare ì consumi energetici, mantenendo ai valori richiesti la qualità dell'aria interna e il comfort termico; con uso della prevalenza fornita dall'effetto camino / campo di pressioni generato dalle correnti ventose / riscaldamento elio termico per incrementare l'estrazione attraverso i camini.

L'uso di queste strategie permette la realizzazione di un sistema in larga misura indipendente da forniture energetiche di natura convenzionale, apparecchiature ad alta efficienza per la produzione del freddo e del caldo (pompe di calore con indice IPLV>7), basate sull’impiego di energia geotermica scambiata da sonde interrate per la condensazione/ evaporazione. I gruppi saranno equipaggiati con componenti di ultima generazione ad elevata efficienza energetica e con utilizzo di gas eco-compatibili quali compressori centrifughi “oil free”. serpentine radianti che utilizzano l’energia, fornita principalmente per irraggiamento, proveniente da tubazioni collocate dietro le superfici dell'ambiente da climatizzare (pavimento). Usano calore a basse temperature che con produzione del calore a condensazione, consente elevato risparmio energetico; tali sistemi comportano un elevato benessere termico ed un ottimale comfort acustico: evitano combustione del pulviscolo atmosferico e circolazione di polvere; non limitano la libertà d'arredo, consentendo il più razionale uso dello spazio disponibile; richiedono ridotta manutenzione, non avendo componenti in movimento.
Sul tetto sono previste celle fotovoltaiche: l’energia elettrica ottenuta coprirà parte delle richiesta dell’edificio; e pannelli per una produzione annuale di energia pari a circa 46.500 kwh pari a circa ad 8.0% del fabbisogno annuale ipotizzato.

Nel rispetto della norma sui locali di pubblico spettacolo, il cinema è riscaldato e raffrescato ad aria, con diffusori localizzati al di sotto delle singole poltrone, che garantiscono i ricambi necessari.per le stagioni intermedie, il cinema, come tutti gli spazi ad esso adiacenti, dispone di camini di sole e di ventilazione naturale, dotati di trappole sonore per evitare che i suoni prodotti all’interno si propaghino all’esterno. logica del verde Il progetto del verde si basa sulla riproposizione della coltivazione della canapa, sulle coperture dell’edificio su via Vittorio Veneto: ripropone lunghe aiuole parallele, ben visibili dalla strada, grazie alla lunga ringhiera realizzata con corde che ricordano quelle un tempo fabbricate in canapa e destinate alle navi, segno forte del recupero di memoria ed identità locale.

Nella scelta della vegetazione da inserire nelle nuove aree a verde della città dei bambini, si è preso in esame il clima dell’aerea per individuare le specie idonee. La piana nord occidentale della provincia di Napoli è caratterizzato da un clima di tipo mediterraneo con un periodo xerico di circa tre mesi, da metà giugno a fine agosto. La vegetazione scelta ricadrà tra le specie della macchia mediterranea. Per la piccola area a lago in prossimità della zona bambini, si è optato per piante sia lacustri che di zone umide, con ricca fioritura e capacità attrattiva per l’avifauna e l’entomofauna. Ogni giardino, per quanto piccolo, può costituire un'oasi dove le farfalle possono nutrirsi, riprodursi, sostare durante gli spostamenti. Realizzare un giardino per le farfalle non ha solo valore educativo, per le osservazioni naturalistiche e per imparare a collaborare con la natura, ma è tassello importante di congiunzione tra aree naturali esistenti, specialmente in un area dove ai margini esiste ancora un’agricoltura fiorente. Fra le piante palustri si è scelto di inserire la Phragmites, la Typha latifolia, mentre per le piante di bordura la scelta è caduta principalmente sulle piante autoctone, ottime nutrici per le farfalle, con l’inserimento di piante naturalizzate che per il nettare dei fiori o per il colore intenso risultano particolarmente attrattive. Tra queste la Lavandula spica da fiori blu, la Buddleia spp dalle spighe lilla, la Verbena spp dall’intenso colore rosso e la Lantana sellowiana. Le specie arbustive, nelle aree di contorno dello stagno, vedono il corbezzolo (Arbutus unedo), la coronilla (Coronilla emerus) e la veigelia (Weigelia spp). La vegetazione arborea all’interno della piazza sarà un'unica specie: il giuggiolo (Ziziphus jujuba), pianta tipica delle aie napoletane, dal dolcissimo frutto.

Altra area a verde è la zona dedicata al museo della canapa. Qui all’interno di vasche sufficientemente profonde, viene coltivata la canapa (Cannabis sativa) in filari. La pianta non richiede particolari cure se non una scerbatura poco dopo la semina. E’ un pianta annuale a portamento cespuglioso, che viene seminata in marzo e raccolta ad agosto. Durante il periodo autunnale, l’area disponibile sarà utilizzata per dei laboratori didattici sulla coltivazione delle piante ortive del periodo invernale.


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