Design per la luce

Per realizzare un apparecchio illuminante, come probabilmente di un qualsiasi oggetto di design industriale, è necessario che l’intuizione originaria venga sviluppata utilizzando informazioni tecniche e specialistiche senza le quali l’idea rischia di dimostrasi irrealizzabile. Per giungere al risultato finale, ovvero al prototipo  funzionante è possibile, in generale, sviluppare il progetto procedendo secondo due linee differenti: Nel primo caso il designer produce un bozzetto figlio dell’estro e dell’intuizione del momento, in seguito un gruppo di ingegneri si occupa di fare in modo che quanto realizzato sia il più possibile simile al desiderata del designer. Nel secondo caso il progettista cerca di acquisire, se non ne è già fornito, del bagaglio di informazioni tecniche necessarie alla realizzazione del manufatto. Solo a questo punto “libera” la fantasia per proporre un bozzetto che non richiede grandi verifiche tecniche per essere prototipizzato.

Nel caso del designer che elabora un’idea senza soffermarsi troppo sul bagaglio di informazioni tecniche che sottendo alla progettazione, il processo ideativo è, in apparenza, più libero. Il ventaglio di soluzioni che vengono valutate non è “inquinato” dai tecnicismi è la forma può essere espressa senza restrizioni di sorta. Questo approccio è proprio della cultura della specializzazione per la quale ogni attore si occupa di una problematica specifica. Il designer elabora una “forma”, gli ingegneri della materia verificano la fattibilità costruttiva, gli illuminotecnici controllano i flussi luminosi e le rese, gli ingegneri strutturisti verificano la statica del complesso, un altro team di tecnici si accertano della convenienza economica del progetto. Il processo progettuale è diviso in tante fasi differenti che spesso portano alla realizzazione di un manufatto funzionante, verificato in tutte le fasi, ma che spesso risulta privo di  “anima”.

Diverso è invece il caso di un designer tecnicamente informato. In questo caso il processo creativo non prescinde dalle esigenze tecniche, anzi spesso parte dalle stesse per derivare la forma, la progettazione non è libera ma vincolata dal sistema di regole proprie di ogni disciplina specialistica. Anche in questo caso il rischio è di pensare ad oggetti meramente funzionali nei quali i condizionamenti tecnici hanno “imbrigliato” a monte il designer.

Per il progetto del palo per la pubblica illuminazione della piazza del Polo della Qualità di Marcinise (Caserta) è stato, per puro caso, possibile percorrere una terza via. Il Polo della Qualità è un innovativo centro di produzione dell’artigianato di eccellenza con oltre trecento aziende campane, oramai in avanzatissimo stato di realizzazione, dove si coniugano produzione artigianale di qualità con comunicazione e commercializzazione dei manufatti prodotti nel centro. Avevamo infatti avuto incarico dal Polo della Qualità, assieme alla struttura commerciale di Agorà arredamenti, di progettare tutti gli spazi esterni dell’innovativo centro che accoglierà le eccellenze artigianali campane. Agorà in questa occasione ci aveva messo in contatto con la  la Santa & Cole, nella persona del responsabile per l’Italia, Giovanni Cutolo. La Sante & Cole è un’azienda spagnola particolarmente attenta alla qualità  degli elementi di arredo e illuminazione per gli spazi pubblici. Più che di industria produttrice si può considerare un editore di pezzi di design. Fondata a Barcellona oltre vent’anni fa da Gabriel Ordeig Cole e Javier Nieto Santa si è sempre caratterizzata per una raffinatissima ricerca sui temi del design spaziando dai complementi di interno all’arredo e illuminazione pubblica. Parallelamente, all’interno del nostro studio, erano stati prodotti i primi bozzetti di un palo per l’illuminazione pubblica del tipo con riflettore che mostrammo sia al dott. Guglielmo Aprile, ideatore e motore della complessa macchina del Polo della qualità, che a Giovanni Cutolo. Entrambi ci suggerirono di proseguire nella ricerca. Il palo ben si inseriva negli spazi pubblici del Polo e, al contempo, suscitava interesse in Santa & Cole. Cominciava a questo punto un interessantissimo scambio di opinioni con Cutolo e con i tecnici spagnoli in particolare con Josep Ma. Serra che, da veri editori di design, ci hanno affiancato in tutte le fasi del progetto. Una serie di incontri, sia a Barcellona che in Italia hanno consentito una rapido sviluppo del progetto consentendoci di giungere in breve tempo al primo prototipo che ha nuovamente raccolto il gradimento della committenza. Il processo progettuale ha affinanto, per step successivi, la soluzione operando un confronto continuo fra i designer e le ingegnerie specialistiche. Piuttosto che abbandonare la prima intuizione all’industria, i designer  hanno affiancato la stessa in tutta la fase di prototipizzazione, al contempo la Santa & Cole ha svolto un ruolo da “editore” affiancando i designer senza trincerasi dietro imperscrutabili tecnicismi.

Il palo è costituito da un corpo verticale in legno e metallo verniciato e da una testa, con singolo o doppio corpo illuminante, con andamento leggermente arcuato. Per il palo vero e proprio, sin dai primi schizzi si è optato per l’utilizzo del legno, sono infatti pochi i pali per l’illuminazione pubblica che ancora utilizzano questo materiale. Due lamiere metalliche da 50/10 mm, opportunamente zincate e verniciate, serrano un corpo centrale in legno di conifera trattato in autoclave per resistere alle intemperie. Le lamiere in sommità si allargano per accogliere la testa che ospita i corpi illuminati. Nei primo schizzi la testa del palo era un semplice lamiera ad andamento curvilineo che avrebbe dovuto riflettere la luce proiettata da un lampada a scarica posta nel cuore in legno del palo. Sin dai primi confronti con i tecnici della Santa & Cole si è verificato che la soluzione riflettente era poco praticabile. Le recenti normative sull’inquinamento luminoso e la scarsa resa energetica di questa soluzione sconsigliavano l’utilizzo di parabole riflettenti. Si è quindi optato per mantenere lo stesso disegno che, in uno spessore maggiore, ospita un corpo illuminante. La filosofia costruttiva della Santa & Cole, improntata sull’utilizzo di corpi illuminanti che utilizzano tecnologie semplici e collaudate, ci ha spinto ad utilizzare lampade del tipo ai vapori metallici con trasformatore meccanici e parabola riflettente in alluminio. 

Speriamo che anche in termini di soluzione formale quanto prodotto possa essere considerato una terza via. Non rappresentare quindi ne l’ennesima soluzione che riproduce “in stile” uno dei tanti lampioni in pressofusione dell’ottocento, ne uno dei tanti esempi di un minimalismo funzionalista nato spesso già vecchi. Ambiremmo soltanto che riesca a ricordare  ai futuri fruitori la passione di chi lo ha costruito e l’epoca che lo ha commissionato.


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