Palazzo Citterio

La salvaguardia dell’organismo da restaurare è altrettanto importante quanto la qualità dell’intervento contemporaneo e delle sue compatibilità con il contesto. Un progetto architettonico di qualità che come nuova scrittura si inserisce, senza violenza né cancellazioni, come tra le righe, nei punti più deboli e “vuoti”, del palinsesto, ne accresce –per così dire- il valore testimoniale ed emotivo complessivo, portando sul luogo un potenziale plus-valore che, dopo gli anni di abbandono dell’edifico, parli della nostra generazione e del nostro rapporto con la prestigiosa preesistenza.

Se da un lato quindi si sono proposti tutti gli interventi propedeutici atti a far conoscere e comprendere nel modo più approfondito possibile tutte le caratteristiche dei materiali  e delle  tecniche impiegate per il restauro delle superfici decorate, al fine di intraprendere tutti gli interventi nel modo più rispettoso possibile della storia e delle trasformazioni susseguitesi negli anni, dall’altro si sono affrontati temi di composizione architettonica, come la nuova scala principale del Palazzo, dove si è lavorato per raggiungere l'obiettivo di una migliore percezione spaziale del volume di collegamento verticale. Tutto il sistema scale è stato infatti pensato nell'ottica dell'integrazione di più funzioni in modo da ottenere con un unico manufatto più risultati: una scala di collegamento, un sistema di illuminazione dell'intero vano, una installazione scenografica che caratterizzi  questo importante spazio comune.

La volontà di evitare ogni manomissione, scasso o aggressione alle murature, finiture ed elementi edilizi presenti nel complesso (qualsiasi sia l’età della loro formazione) ha spinto a raggruppare e distribuire le varie reti (trattamento dell’aria, riscaldamento a pavimento, dorsali elettriche e dati) in modo tale che le opere necessarie al loro allestimento investano quasi esclusivamente il pacchetto dei solai, tutti metallici e in calcestruzzo di nuova formazione e che, comunque,  richiede interventi generalizzati di sistemazione. Si è così affidato alle fasce perimetrali della pavimentazione in battuto a semina marmorea, che già nella tradizione assolveva al duplice compito  di regolarizzare la geometria del campo centrale e rompere la monotonia delle superfici, arricchendo la qualità formale dei pavimenti, un'altra funzione: quello di ospitare la distribuzione degli impianti.

Un grande sforzo progettuale integrato e coordinato, di architetti, ingegneri impiantisti e strutturisti, è stato profuso nel tentativo di minimizzare, ed in molti casi eliminare, l’impatto degli impianti sul monumento. Inoltre tutta la progettazione impiantistica è stata impostata nell’ottica della riduzione dei consumi energetici attraverso una valutazione delle alternative dei sistemi impiantistici: si propone una pompa di calore geotermica, sfruttando la falda presente nella zona, in abbinamento a sistemi a bassa e bassissima temperatura, come pavimenti radianti o ventilconvettori. Si sono proposti materiali a cambio di fase (PCM) che, nel nuovo pacchetto di copertura, funzionano da accumulatore termico garantendo una temperatura bilanciata degli ambienti, simulando una massa che la copertura leggera non ha, aumentando così il comfort e diminuendo i consumi. 

Il tema degli spazi esterni è stato affrontato tenendo conto della sistemazione storica del giardino; sono state rintracciate infatti delle invarianti presenti nell’evoluzione del giardino nel corso del tempo che si è deciso di incorporare nella sistemazione proposta, in una rievocazione minimale dell’impianto del 1868, per ristabilire l’equilibrio compositivo tra le varie parti degli spazi esterni prima che l’abbandono e gli stravolgimenti lo snaturassero. Il verde “sana” le ferita inferta all’edificio dall’abbattimento della cosiddetta “manica lunga”, dalla scomparsa delle serre ed altri elementi caratterizzanti lo spazio esterno del Palazzo, ricomposto nella primitiva assialità dell’impianto, nella sua configurazione plano-altimetrica e originario andamento ascendente, che consentiva l’accesso al giardino romantico


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