Parco Archeologico di Siponto

Sempre più spesso le amministrazioni pubbliche scelgono la strada dell’offerta economicamente più vantaggiosa per l’affidamento dei lavori. Si predilige questa “strada”, in luogo di del cosiddetto “massimo ribasso" perché si ottengono due risultati: è possibile realizzare delle migliorie al progetto posto a base di gara e non si costringe il proponente a spingere eccessivamente nel ribasso da proporre. Sono poi perseguibili diverse ipotesi:

viene messo a base di gara un progetto preliminare ed il proponente realizza in sede di gara il definitivo (affidato quasi sempre a progettisti esterni), in caso di aggiudicazione viene realizzato il progetto esecutivo e le opere; si mette in gara un progetto definitivo rispetto al quale l’impresa  propone delle migliorie ed in caso di aggiudicazione viene realizzato progetto esecutivo (anche qui ricorrendo quasi sempre a professionisti esterni indicati) e opere viene proposto in sede di gara un progetto esecutivo in relazione al quale vengono proposte alcune migliorie, in caso di aggiudicazione si realizza il progetto e le migliorie proposte.

In tutti i casi accanto alle migliorie è proposto un ribasso il cui peso, in termini di punteggio per la valutazione dell’offerta, è quasi sempre una percentuale ridotta rispetto a come vengono valutate le offerte migliorative.

Sembrerebbe quindi la soluzione migliore ma anche questa procedura presenta alcuni rischi. Accade infatti che se i professionisti incaricati di elaborare le migliorie lavorano con superficialità, viene stravolto il progetto posto a base di gara. Come è noto un progetto architettonico è un unicum il cui sviluppo deve essere seguito da chi ne ha partorito il primo schema. Un lento lavoro di adattamento alle esigenze di cantiere e della committenza modifica l’idea iniziale ma solo chi ne ha seguito iter sin dai primi schizzi ha il “diritto” di apportare delle modifiche. Il rischio è quello di realizzare un’opera che perde d’identità diventando mera rispondenza ad uno schema funzionale e, come è noto, l’architettura non è e non può essere solo funzione. Occorre quindi particolare cura rispetto delle idee originarie nell’elaborare “proposte migliorative” ed, in caso di aggiudicazione, quando si deve realizzare il progetto esecutivo, bisogna tener conto di quanto elaborato dal progettista del definitivo cercando, se possibile un confronto con lo stesso.

Nel caso in oggetto abbiamo avuto la fortuna di lavorare su i un progetto definitivo di grande qualità, completo di informazioni e dettagli sufficienti. Al contempo l’estensore del bando ha limitato, nella griglia di punteggi proposti per la redazione delle migliorie, il campo di azione. Non era quindi possibile nè necessario stravolgere il progetto originario. Il lavoro è consistito in una delicata attività di integrazione e completamento delle indicazioni originarie. Si è proceduto come nel caso della costruzione del’auditorium Oscar Niemeyer di Ravello. Il nostro studio si è aggiudicato quella gara ed ha realizzato tutto il progetto esecutivo, lavorando nel solco del progetto definitivo elaborato dal grande architetto brasiliano ponendo grande attenzione al rispetto delle indicazioni del maestro con il quale ci siamo confrontati diverse volte. Anche per questo progetto si è studiato con attenzione il progetto definitivo in relazione al quale sono stati sviluppati due grandi temi: la sistemazione del parco archeologico di Siponto e il restauro e l’allestimento museale del complesso di San Leonardo.

Per il parco archeologico il progettista aveva ipotizzato la copertura dei resti della basilica paleocristiana emersi in adiacenza alla Basilica di Santa Maria. Correttamente ci si era posti il problema della protezione dagli agenti atmosferici dei delicati reperti archeologici ipotizzando la realizzazione di una grande struttura in ferro e vetro. Il bando chiedeva di mitigare l’impatto visivo della stessa e la risoluzione dei problemi di irraggiamento della grande superficie vetrata e della regimentazione delle acque meteoriche. La nostra proposta, in linea con le richieste del bando, propone di risolvere le problematiche con la sostituzione delle parti vetrate della copertura con un “tetto giardino” che, raccordato nel lato sud del parco con il terreno circostante, appare al fruitore come una leggera ondulazione del terreno. Il pubblico scoprirà lentamente la presenza del sito che apparirà come una straordinaria emergenza storica coperta da un “lembo” di terra sollevato dalla mano.


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