Castello di Melfi

La lunga e articolata storia del Castello di Melfi si manifesta già alla sola lettura della sua configurazione planimetrica e altimetrica: la configurazione dei percorsi espositivi deve infatti integrarsi non soltanto ad un palinsesto plurisecolare, che dall’età normanna al settecento ha subito plurime modificazioni trasformandosi da struttura difensiva a castello imperiale a palazzo baronale, ma anche ad una serie di interventi che nel secondo Novecento hanno trasformato l’ex castello in struttura museale.
Da quando i Doria hanno donato allo Stato italiano il maniero fino ad oggi, per forza di cose e nell’impossibilità di disporre di un finanziamento che permettesse un complessivo intervento di restauro,  rifunzionalizzazione e musealizzazione esteso a tutte le parti del Castello, gli interventi che si sono succeduti hanno riguardato via via parti importantissime ma circoscritte del complesso, a volte isolandole idealmente da quelle confinanti.
Occorre quindi evitare sia che il complesso si presenti oggi alla fruizione come una sorta di sommatoria di parti che hanno avuto sistemazione in momenti diversi dell’ultimo mezzo secolo, e meno che mai come coacervo di settori spazialmente distinti.

La multipolarità delle sezioni espositive non dovrà quindi costituire una criticità nella visita, ma piuttosto un'occasione per godere di tutti gli spazi e gli scorci prospettici del Castello.
Il programma di cui al presente appalto se per un verso si occupa soprattutto di specifiche parti del Castello di Melfi che attendevano un adeguato intervento, di musealizzazione, per l’altro costituisce l’occasione,ai sensi del disciplinare, per “metodologie e soluzioni che migliorino l’intero percorso museale”. In tale senso lo studio analitico del Concorrente è volto a un programma generale di ampliamento della fruizione che non riguarda soltanto le nuove parti e i nuovi allestimenti ma anche più in generale il percorso museale già esistente.

Il Concorrente, pertanto, nel rispetto della normativa vigente, ha studiato ad hoc contempla un necessario programma di – pur se parziale -  superamento delle barriere architettoniche, ampliando notevolmente le possibilità di fruizione non soltanto per i portatori di disabilità – fisiche, psichiche o sensoriali -  quanto anche per altre categorie di fruitori, come gli anziani, o anche – ad esempio – le madri con passeggini o carrozzini. È noto peraltro come il concetto di ampliamento della fruizione e di eliminazione o quanto meno superamento delle barriere architettoniche, anche in termini normativi, sia stato esteso anche a situazioni transitorie, come la gravidanza, la convalescenza, la temporanea immobilizzazione di un arto, ovvero anche la semplice necessità di trasportare un oggetto pesante o un carrozzino, o anche a situazioni di salute che esulano dalla disabilità in senso stretto (obesità, cardiopatie, etc).

Le migliorie proposte dal Concorrente per l’intervento di restauro conservativo e di rifunzionalizzazione su parte del Castello di Melfi sono finalizzate alla protezione, valorizzazione e ed alla trasmissione alle future generazioni di tesori dell'arte, della storia e della cultura di un complesso  monumentale di grande rilevanza storica e architettonica (cfr. M. Levita, Il Castello di Melfi: Storia e architettura, Adda, Bari 2008).

La sua lunga e articolata vicenda, nel corso del tempo, si manifesta già alla sola lettura della sua configurazione planimetrica e altimetrica, sulle quali non si hanno ancora cognizioni sufficientemente approfondite, per cui ne consegue qui un approccio quanto mai cauto e rigoroso. I lavori di cui al presente disciplinare debbono necessariamente integrarsi non soltanto ad un palinsesto plurisecolare, che dall’età normanna al settecento ha subito plurime modificazioni trasformandosi da struttura difensiva a castello imperiale a palazzo baronale, ma anche ad una serie di interventi che nel secondo Novecento hanno trasformato l’ex castello in struttura museale inaugurata nel 1976, mediante una lunga successione di interventi: si intuisce peraltro che quello di cui al presente bando non è l’ultimo, dato che ancora alcune parti del complesso attendono un’adeguata rivitalizzazione e rifunzionalizzazione. Da quando i Doria hanno donato allo Stato italiano il maniero fino ad oggi, per forza di cose e nell’impossibilità di disporre di un finanziamento che permettesse un complessivo intervento di restauro,  rifunzionalizzazione e musealizzazione esteso a tutte le parti del Castello, gli interventi che si sono succeduti hanno riguardato via via parti importantissime ma circoscritte del complesso, a volte isolandole idealmente da quelle confinanti. Occorre quindi evitare sia che il complesso si presenti oggi alla fruizione come una sorta di sommatoria di parti che hanno avuto sistemazione in momenti diversi dell’ultimo mezzo secolo, e meno che mai come coacervo di settori spazialmente distinti.

Nell’intento di contemperare la conservazione del manufatto con la sua valorizzazione e utilizzazione, nello spirito della Carta europea del patrimonio architettonico e nella Dichiarazione di Amsterdam e più in generale della normativa vigente, sono state individuate plurime migliorie finalizzate, a un approccio il meno invasivo possibile e rispettoso delle preesistenze, a una “alla piena integrazione dei nuovi intereventi con le peculiarità architettoniche ed estetiche del castello” (come da disciplinare).

La ricerca puntuale delle migliorie dei materiali e delle opere, quindi, è partita dalla fondamentale considerazione che si tratta di un bene monumentale dove i criteri ispiratori della ricerca sullo studio sono stati i seguenti:
- Assicurare a ciascun intervento il massimo livello di reversibilità;
- Ottenere il massimo grado di durabilità degli interventi e dei materiali, tenendo conto che ogni futuro intervento, anche di manutenzione, rappresenta potenzialmente un trauma;
- Utilizzare il più possibile materiali e sistemi di lavorazioni tradizionali e prossimi a quelli originari;
- Utilizzare solo tecniche e materiali di comprovata e sperimentata efficacia sui beni monumentali tenendo conto che un monumento non deve trasformarsi in un campo di sperimentazione per tecniche e materiali non sufficientemente validati dall’esperienza;
- Rendere il meno traumatico possibile per le antiche strutture gli interventi previsti, evitando manomissioni o trasformazioni non necessarie secondo il principio del “minimo intervento”.
- Assicurare la massima integrazione con le precedenti opere di restauro
- Conservare e valorizzare la spazialità originaria, facendo sì che gli interventi di allestimento non rechino limitazione alla percezione della spazialità storica, ed eventualmente ripristinare valori spaziali alterati.
- Garantire che gli elementi di allestimento abbiano il valore di commento alla struttura storica, senza alterarla o sovrastarla, e al contempo far sì che gli elementi di allestimento a farsi risultino coerenti con quelli esistenti.

Da qui ne derivano tre sottosistemi di migliorie finalizzate ad ottenere, ai sensi del disciplinare di gara, benifici “sia in termini di conservazione, tutela e godibilità del castello, sia in termini di integrazione con il percorso museale, e vale a dire:

Migliorie volte ad assicurare la massima durabilità dell’intervento e la massima compatibilità tra l’interevento odierno e le strutture originarie. Migliorie volte ad assicurare la massima reversibilità degli interventi contemporanei Migliorie volte ad assicurare la massima leggibilità della spazialità originaria e la migliore godibilità del Castello

Ciascun elemento immaginato come miglioria in qualsiasi campo possedere sempre almeno una dimensione, un aspetto, una caratteristica che rimanda a questi più generali criteri

Il progetto degli elementi espositivi posto a base di gara, seppur rispondendo alle esigenze museografiche del complesso del Castello di Melfi, presenta numerose criticità che riguardano  sia la corretta esposizione dei reperti sia la facilità di manutenzione degli elementi stessi. Inoltre si ravvisa nel design proposto un approccio piuttosto invasivo dal punto di vista visivo con scarsa contestualizzazione degli elementi sopra citati all’interno della struttura monumentale.
Le criticità saranno analizzate per ciascun elemento previsto a base di gara:

Teche espositive

Si propone un elemento espositivo che offra una illuminazione regolabile e omnidirezionale degli stessi e al contempo preveda un sistema di manutenzione facile e con una buona tenuta alla polvere.A tal proposito la bacheca espositiva proposta dal concorrente sarà costituita da una teca in cristallo anche in copertura, con una sistema di illuminazione interna garantita da quattro esilissimi montati elettrificati in acciaio. I montanti garantiranno lo slittamento in verticale dei corpi luminosi a led e al contempo forniranno la possibilità di inserire ripiani di appoggio intermedi. Si prevede un sistema di apertura della vetrina mediante slittamento in avanti di una delle facciate che consentirà al contempo di ispezionare la parte tecnologica e quella espositiva. La teca sarà dotata di serratura di sicurezza nella parte superiore del cristallo in modo da garantire una perfetta tenuta alla polvere. Inoltre si prevede di inserire una strip led a scomparsa sul perimetro basso della teca in modo da alleggerirne l’impatto visivo e favorire l’effetto di galleggiamento.

Vetrine

Si realizzeranno espositori che riprendano fedelmente la geometria di quelli previsti a base di gara e che manterranno la parte basamentale in metallo, al contempo sarà adeguato il sistema di illuminazione ed il sistema di apertura e ispezione degli elementi in maniera analoga a quello delle teche precedentemente descritto.

Pannelli espositivi

Si propone un sistema modulare di pannelli realizzati con telaio in acciaio e rivestiti in lamiera nella parte bassa fino ad una altezza di circa 60 cm. La parte centrale del pannello sarà realizzata con un singolo foglio di plexiglass con grafica retrostampata. La parte superiore del pannello presenterà una fascia contenente la strip led per l’illuminazione in grado di ruotare di 90° e distanziarsi di circa 15 cm dal piano del pannello, in questo modo la luce potrà illuminare correttamente la superficie e consentire una corretta lettura dei contenuti previsti.
Per quanto riguarda l’appoggio a terra si prevede di realizzare un sistema di piedini regolabili perfettamente complanari con il pannello che all’occorrenza possano essere ruotati di 90° in modo da garantirne la stabilità.

Supporti per la comunicazione

Si prevede un sistema realizzato mediante pannelli  poggiati a pavimento, composti da un foglio di plexiglass retrostampato (sp.20 mm) fissato ad una base metallica. Questi elementi potranno essere rimossi o spostati dal personale del Museo senza l’intervento di operai o manodopera specializzata, garantendo una grande flessibilità espositiva e di comunicazione in occasione di eventi speciali e mostre temporanee.
Si prevede inoltre di fornire un sistema per l’orientamento e la comunicazione all’esterno degli ambienti museali, come descritto nei paragrafi successivi infatti a seguito dell’allestimento di ambienti così distanti tra loro è emersa l’esigenza di fornire ai visitatori degli elementi che aiutino a riconoscere i percorsi di visita e le direzioni da intraprendere attraverso il complicato sistema di corti e percorsi presenti nel castello.
A tal proposito si prevede di fornire delle steli informative costituite da lamiera metallica e grafica applicata. Anche per queste steli vale il principio di facile removibilità e flessibilità d’uso.


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