Fondato a metà degli anni ’90 da tre neolaureati (Francesco Felice Buonfantino, Antonio De Martino e Rossella Traversari), Gnosis è diventato una realtà importante a scala nazionale per qualità e quantità dei progetti e dei lavori realizzati. Il loro percorso è segnato da una solida metodologia e da una disponibilità alla sperimentazione, tipica della scuola architettonica napoletana, recuperando al contempo un rapporto critico ma fecondo con la storia, riscoprendo i valori identitari dei luoghi e della memoria collettiva. Questa particolarità non è sfuggita ai curatori della monografia, Alessandro Castagnara e Alberto Terminio, che ne hanno evidenziato una forte apertura all’innovazione, nel linguaggio e nei materiali, affiancata da una concretezza nell’approccio procedurale. Si evidenzia una coerenza “scientifica” e una sapienza (nomen omen) nell’analizzare i contesti, nel leggere le stratificazioni storiche del manufatto edilizio, nell’interpretare i segni del tempo e metterli in relazione paritetica con i valori del contemporaneo, nel proporre soluzioni eleganti e non prevaricanti, flessibili e rimovibili. Tutto ciò rappresenta un’aderenza ai principi del restauro moderno che deriva loro dalla consuetudine di lavoro e di relazione teorica con i maestri di questo settore disciplinare, Marco Dezzi Bardeschi in particolare, con cui hanno realizzato il bellissimo Tempio-Duomo nel Rione Terra a Pozzuoli.
Il successo di Gnosis va rintracciato anche nell’organizzazione che, nel tempo, si sono dati e che rispecchia il convincimento che la qualità architettonica non è frutto del “genio” isolato ma si raggiunge con il dialogo e il confronto, a cominciare dalle relazioni tra progettisti, committenti (nelle opere pubbliche anche con i cittadini) e realizzatori. L’opera si può ritenere riuscita quando è condivisa e partecipata: diventa un evento collettivo e talvolta un nuovo moderno “monumento”, cioè il modo che le
popolazioni scelgono per segnalare ai posteri cosa del presente si vuole ricordare. Non a caso Gnosis nasce come studio di progettazione
( Associazione di professionisti), diventa poi S.r.l e oggi è una Società cooperativa che conta più di 40 iscritti, con ruoli diversificati ma paritetici.
I soci (architetti, strutturisti, impiantisti) e una ventina di consulenti seguono l’intero iter progettuale e sostengono una moderna (internazionale) visione integrata e multidisciplinare: pensiero architettonico e ingegneristico sinergicamente inscindibili.
La rinuncia all’autorialità dei fondatori, alla primogenitura delle idee, rappresenta anche un “bagno di umiltà” come testimonia l’aver accettato, da studio affermato, di progettare l’esecutivo dell’Auditorium di Ravello, dando concretezza operativa a un progetto di massima di Oscar Niemeyer, dialogando con lui e con il promotore Mimmo De Masi per trasformare un’idea poetica in uno dei migliori “odeon” contemporanei.
Il volume è arricchito dai contributi di Gaetano Manfredi, Federica Brancaccio, Michelangelo Russo, Bruno Discepolo e Renata Picone, autori di prefazioni e post-fazioni.